Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

venerdì 29 luglio 2011

Padre Nguyen Van Ly, il calvario continua



di Antonio Giuliano
27-07-2011


Ha una parte del corpo paralizzata. Ha patito tre infarti e gli è stato diagnosticato un tumore al cervello. In carcere ha già trascorso quindici anni della sua vita. Eppure il suo nome continua a far paura al regime comunista vietnamita. Per il temerario padre Nguyen Van Ly il calvario continua. Il sacerdote, che ha ormai 65 anni,
dal marzo 2010 era agli arresti domiciliari per le gravi condizioni di salute. Ma le autorità marxiste vietnamite, incuranti del suo stato fisico, hanno deciso di rimandarlo dietro le sbarre confermando l’ultima condanna inflitta al religioso nel 2007. Otto anni di reclusione per «attentato alla sicurezza nazionale e propaganda di opposizione alla Repubblica socialista del Vietnam».
Un’accusa che aveva portato il religioso in cella già tra il ’77 e il ’78 e poi tra il 1983 e il 1992. Prima di essere nuovamente condannato nel 2000 per «attività controrivoluzionaria», nonostante le proteste di delle principali organizzazioni mondiali per i diritti umani. Tra i promotori del “Blocco 8406”, movimento che si batte per le libertà civili e il pluralismo politico in Vietnam, padre Van Ly in tutti questi anni non ha mai smesso di gridare al mondo l’asfissiante oppressione del sistema comunista.
Da quando il Partito comunista è salito al potere nel 1976 (dopo la fine della famigerata Guerra del Vietnam) tutti gli altri partiti sono illegali. La libertà religiosa sancita dalla Costituzione del 1992 esiste solo sulla carta. La Chiesa è di fatto alla mercé degli umori del governo e di fatto incontra quotidianamente pesanti limitazioni. Parroci e vescovi devono giurare fedeltà allo Stato e i fedeli sono continuamente spiati. Basta una soffiata per essere arrestati. Emblematica la “Pasqua di sangue” del 2004 che costò la vita a 400 cristiani. Ma da allora la repressione dei credenti ha conosciuto nuovi giri di vite. In molti villaggi è vietato celebrare la Messa di Natale o di Pasqua ed è bandita qualsiasi forma di catechismo. I dirigenti comunisti sono decisi ad annientare la fede cattolica: si stanno appropriando degli immobili della Chiesa pestando senza pietà i credenti. Particolarmente cruda è ancora la persecuzione dei Montagnard,
a cui il regime non ha mai perdonato l’appoggio agli americani durante la Guerra del Vietnam e non ha mai riconosciuto la loro fede cristiana.
Nonostante tutto, i cattolici sono 8 milioni, circa il 10% della popolazione, e le vocazioni sono in crescita. Questa è una terra di martiri eroici. La Chiesa vietnamita contende a quella cinese il primato delle persecuzioni. Solo nel XVIII e nel XIX secolo si contano circa 200 mila martiri. Ma anche in anni recenti basta ricordare la figura del vescovo Van Thuan, imprigionato per 13 anni, di cui 9 in isolamento totale, per il quale è in corso la causa di beatificazione. Non a caso Benedetto XVI ha spronato i cattolici vietnamiti a continuare «a proclamare il Vangelo tenendo sempre presente l'esempio glorioso dei martiri». Più forte di torture indicibili, come le scosse elettriche o i tentativi di rompere i timpani con colpi sulle orecchie, questo popolo continua a sentire dentro la voce della verità di Cristo. La stessa voce con la quale padre Van Ly continua a terrorizzare il regime.

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