Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

sabato 26 gennaio 2013

Questo è vino buono



III DOMENICA T.O.

     A Cana, durante le nozze, Gesù ha mostrato di essere Colui che ha portato all’umanità il vino buono, quello che nessun altro può offrire. Oggi ci lasciamo raggiungere e dissetare da quel vino buono. Le anfore di pietra riempite dal Signore, non si esauriscono mai e sono a disposizione di tutti coloro che vogliono bere.
     Il Vangelo è quel vino buono; se proviamo ad ascoltare la parola dell’A.T. ce ne rendiamo subito conto: “Chiunque maledice suo padre o sua madre dovrà essere messo a morte; ... se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adultero e l’adultera dovranno esser messi a morte. … Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte” (Lv 20,9ss). C’è una parola chiara e ricorrente: morte. Chi pecca, deve essere eliminato, come un cancro deve essere asportato da un corpo, affinché possa essere risanato.

     Come sono diverse le parole di Gesù a coloro che si stupivano, per il fatto che stava a tavola con i peccatori: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” (Lc 5,31); e a coloro che chiedono se devono strappare la zizzania di mezzo al grano, invece,  dice: “No … perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano (Mt 13,29). Quale delicatezza, Signore! Anche quando compiamo ciò che è male e che rimane male, nonostante le mode, tu non dici: eliminateli!
    Gesù non ci dice che possiamo peccare, tanto Lui è buono e perdona tutto; ma che, mai un essere umano deve sentirsi perduto, dannato. Fino all’ultimo istante di questa vita, il Signore ci chiamerà e ci darà l’occasione del vero pentimento. Questo è vino buono.
     Anche l’apostolo san Paolo ci dona il vino buono, quando ci offre la bellissima immagine del corpo: “Come il corpo … così Cristo”. A un popolo diviso tra puri e impuri, intelligenti e ignoranti, ricchi e poveri, giovani e vecchi ecc … Gesù è venuto a portare l’unità. Siamo diversi, abbiamo ruoli, doni e capacità differenti, ma siamo tutti membri dello stesso corpo di Cristo; quindi degni e utili alla realizzazione del suo progetto di salvezza.  Serve l’occhio, ma anche la mano e il piede e persino le sopracciglia: nessuno deve sentirsi inutile e nessuno può considerare gli altri inutili.
      Le parole di Gesù, che riprendono il profeta Isaia, sono il vero vino buono: “Lo Spirito del Signore … mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annunzio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi” (Lc 4,18).A una lettura superficiale, rischiamo di vedere solo un dato sociologico; Gesù sembrerebbe un socialista, venuto a liberare i poveri da un'economia ingiusta. Certo ci sarà anche quello, ma Egli va ben oltre.
     A questo proposito vorrei leggervi le parole della  lettera scritta da Monica, una giovane moglie e madre che nel giro di pochissimi mesi ha visto  morire il marito e il figlio Giacomo di 18 anni. Questa donna si è ritrovata in brevissimo tempo povera, prigioniera del dolore, cieca di fronte a eventi così duri e oppressa. Per questo chiedo a lei di spiegarci il senso delle parole di Gesù. Questa creatura così umanamente colpita, evidentemente ha saputo abbeverarsi al vino buono di Gesù, e scrive:
     Il giorno del nostro matrimonio, avevo scritto questa preghiera dei fedeli: «Maria, aiutaci a riconoscere e accogliere il Mistero del tuo Figlio per abbracciare ogni giorno con passione le circostanze della nostra vita. Per riconoscere e amare il destino buono che il Signore ci ha preparato, e aiutaci a dire, ogni momento, accada di me secondo la tua parola». Ingenuamente pensavo a gioie e dolori di tutti i matrimoni, il dono dei figli, il rammarico per qualche incomprensione, lo stupore per una notizia inaspettata, il disagio di fronte a ciò che non corrisponde. Puntualmente tutti questi piccoli sì, hanno accompagnato i nostri 19 anni di matrimonio, costruendo la vita nostra e dei nostri figli.
     Tre mesi fa il Signore ha chiamato a sé Gianni: il mistero della morte si è fatto presente, vivo, lacerante. Ho chiesto alla Madonna ogni giorno di sostenere la mia giornata, di offrire a Dio la mia stanchezza e il mio disorientamento, per continuare a comunicare ai miei figli che tutto è dono, che il bene a cui è chiamato Gianni è infinitamente più grande di quello di cui avrebbe goduto stando con noi. E la certezza della Sua grazia si è fatta carne in noi, lo abbiamo sperimentato attraverso tutte le persone che ci hanno sostenuto e accompagnato in ogni istante.
     Poi, o Dio, ci hai chiesto un altro sì. La ferita aperta nel mio cuore si è fatta una voragine, perché hai voluto chiamare a te anche Giacomo, hai donato anche a lui la felicità piena, quella che nell'inquietudine del suo cuore di 18 anni cercava a ogni costo, in casa, a scuola con gli amici, nello studio e nel divertimento. Quale pace infinita deve provare oggi guardandoci insieme con il suo papà.
     Grazie, o Dio, perché hai fatto a Giacomo questo grande dono e ti offro tutto il mio dolore umano, rinnovando "il mio accada di me secondo la tua parola". Sia la nostra ferita aperta, sempre sanguinante, perché possiamo vivere ogni istante della nostra vita, con la coscienza che siamo fatti per il bene, per la felicità che Giacomo e Gianni stanno già contemplando.

2 commenti:

  1. Ieri sono stati 5 anni da quando mio marito amatissimo è stato chiamato a nuova vita. Ancora, però, mi è difficile trovare consolazione pensando che Antonio sta gustando quella felicità cui tutti noi siamo destinati. Il giorno prima del suo nuovo ultimo viaggio, vicino a lui ,in quella glaciale sala di rianimazione, ho avuto il permesso di stargli accanto un po' di più, perchè ricorrevano i nostri 38 anni di matrimonio. Un matrimonio sicuramente molto felice, dove il mio si per una vita con lui è stato sincero e consapevolmente e totalmente rispettato......ora mi viene chiesto un altro si ....di accettazione di una vita nuova.....forse senza senso......quanta fatica!!!! Dovrò capitolare..se vorrò trovare un po' di pace. Anna

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  2. Qual' è il nostro vero bisogno se non Dio stesso. Qual'è la vera carità se non quella di amare chi ci odia. Apriamoci al nostro bisogno di Dio Egli stesso ci darà la forza di amare il nostro prossimo. Nel'oggi vorrei spogliarmi (diventando povero) di tutte le cose e azioni inutili che mi distaccano da Dio, per poter cogliere il suo infinito amore che ci nutre giorno per giorno.

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