Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

sabato 16 febbraio 2013

Non vincerai!



I DOMENICA QUARESIMA

     “Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”  (Dt 26,9). Queste parole del pio ebreo, sono molto semplici, ma ricchissime. Per noi, oggi, possono diventare addirittura un programma di vita: restituzione dei frutti più belli, più freschi, più buoni, dei doni ricevuti da Dio.  Viceversa sono la negazione della banalizzazione dell’esistenza cristiana: consegna a Dio degli avanzi, degli scarti; ciò che avviene quando il Signore è messo dopo tutto il resto, quando avanza qualcosa. Quando si ama veramente qualcuno, lo sappiamo bene, cerchiamo di riservargli il meglio.

     Gesù è stato condotto dallo Spirito Santo nel deserto, per restarvi quaranta giorni. Alcuni segnali ci fanno intuire che le cose non sono così semplici come appaiono.
     Infatti le espressioni “Deserto”, “quaranta giorni”, le stesse risposte del Signore al diavolo, ci rimandano all’avvenimento fondamentale della storia del popolo d’Israele: la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, passando per il deserto. “Quando il faraone lasciò partire il popolo, Dio non lo condusse per la strada … dei Filistei, benché fosse più corta … Dio fece deviare il popolo per la strada del deserto” (Es 13,17s). Quella “deviazione”, sappiamo, è durata quarant’anni.
     E’ la strada della libertà, del resto, e a essa non si giunge passeggiando per un giardino “disneyano”. L’esistenza dell’uomo  è un percorso faticoso nel deserto e Gesù, oltre che vero Dio, è anche vero uomo: ha condiviso la nostra stessa fatica.
     Nel deserto, anche la tentazione. Il Signore Gesù, proprio perché anche vero uomo, non poteva esserne esonerato e, certamente, non è durata solamente quaranta giorni, ma tutti i suoi giorni -. Il diavolo non risparmia alcuno di noi, figuriamoci se poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di rovinare la via, la verità e la vita. “Tentazione”, deriva dal greco peirazo, che significa tentativo, prova, esperimento, per far deviare dalla retta via. Gesù Cristo è quella “via” che, se seguita, porta direttamente alla vita vera; quale vittoria migliore, quindi nel danneggiarla. Eliminare Cristo, significa disorientare definitivamente l’essere umano. Scrive il profeta Zaccaria: “Percuoti il pastore e sia disperso il gregge, allora volgerò la mano anche contro i suoi piccoli” (Zc 13,7); bisogna eliminare il pastore, per poter colpire liberamente il gregge.
   E’ per questo che il maligno prova particolare gusto nel tentare e rovinare i pastori della Chiesa, perché sa che, vincendo anche solo uno di essi, trascina nel baratro una moltitudine:“I cattivi sacerdoti sono laccio di rovina per il mio popolo” (Os. 5,1; 9,8) e “In verità nessuno nuoce di più nella Chiesa di chi portando un titolo o un ordine sacro conduce una vita corrotta (Gregorio Magno, La regola pastorale, 2).
     Le tentazioni, nelle varie forme in cui ci raggiungono quotidianamente, sono tutte riconducibili al tentativo di portarci fuori strada, lontani da Dio. Ogni adesione alla tentazione è un piccolo o grande passo lontano da Lui.
     Il diavolo approfitta della debolezza; anzi l’aspetta con ansia. A Gesù si avvicina alla fine dei quaranta giorni, quando ha fame, poi tornerà sotto la croce, quando il dolore, la paura e il senso di abbandono, Lo avvolgeranno; lì gli griderà: “Se tu sei il Re dei Giudei, salva te stesso” (Lc 23,37), infiaschiatene di tutti questi uomini, preoccupati solo del tuo benessere. Il diavolo è un avvoltoio; ci gira attorno guardingo, finché siamo forti, combattivi, ma ci accosta subdolamente appena siamo deboli, per attaccarci e finirci: “Come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare” (1Pt 5,8).
     Non pensate che si presenti a noi nella sua mostruosità! Tutt’altro. Sfoggia tutta la sua bellezza ingannatrice: “Quella è sempre la sua astuzia, quella è la sua capacità occulta e misteriosa di ingannare l’uomo; subito fin dall’inizio del mondo ingannò così, seducendo le anime ancora inesperte con false parole, le ingannò a causa dello loro incauta ingenuità. … (Egli) si trasforma in angelo di luce …” (Cipriano di Cartagine, L’unità della Chiesa, Città Nuova, 20;22).
     La sua astuzia lo porta anche a fare uso della Parola di Dio, ma non per lasciarsi trasformare da essa, bensì per farle dire ciò che gli fa comodo. Viceversa Gesù trova nella Parola di Dio lo scudo di difesa che gli consente di bloccare le frecce avvelenate del nemico.
     Alla fine della storia dobbiamo prendere coscienza che l’esperienza di Gesù è la nostra. Con Lui noi siamo chiamati a stare nel deserto, sottoposti alla tentazione, ma non siamo soli e abbiamo tutte le armi necessarie per vincere la sfida.
Signore, vieni dunque e non aspettarmi, poiché l’attesa potrebbe essere lunga. Non con il mio sforzo, ma con il Tuo sostegno; non con la mia forza, ma con la Tua grazia” (Shenouda III).

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