Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

giovedì 30 gennaio 2014

Il segno della croce


Il gesto fondamentale della preghiera del cristiano è e resta il segno della croce.
E' una professione, espressa mediante il corpo, di fede in Cristo Crocifisso, secondo le parole programmatiche di San Paolo: "Noi annunciamo Cristo Crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i  pagani, ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci,  predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio" (1Cor 1,23s).


E ancora: "Io non volli sapere tra di voi se non Cristo, e questi crocifisso" (2,2).

Segnare se stessi con il segno  della croce è un si visibile e pubblico a Colui che ha sofferto per noi;
a Colui che nel corpo ha reso visibile l'amore di Dio fino  all'estremo; al Dio che non governa mediante la distruzione, ma  attraverso l'umiltà della sofferenza e dell'amore, che è più forte di  tutta la potenza del mondo e più saggia di tutta l'intelligenza e di  tutti i calcoli dell'uomo.

Il segno della croce è una  professione di fede: io credo in Colui che ha sofferto per me ed è  risorto; in Colui che ha trasformato il segno dello scandalo in un segno di speranza e dell'amore presente di Dio per noi.

La professione di fede è una professione di speranza: credo in Colui che nella sua debolezza è
l'Onnipotente; in Colui che, proprio nell'apparente assenza ed estrema debolezza, può salvarmi e mi salverà.

Nel momento in cui noi ci segniamo con la croce, ci poniamo sotto la protezione della croce, la
teniamo davanti a noi come uno scudo che ci protegge nelle tribolazioni delle nostre giornate e ci dà il coraggio per andare avanti. 

La  prendiamo come un segnale che ci indica la strada da seguire: "Chi vuol essere mio discepolo, rinneghi se stesso, prenda la sua croce su di sé e mi segua" (Mc 8,34).

La croce ci mostra la strada della vita: la sequela di Cristo.

Noi leghiamo il segno della croce con la professione di fede nel Dio Trinità - Padre, Figlio e Spirito Santo. Esso diventa così ricordo del battesimo, in maniera ancor più chiara quando lo accompagniamo con l'uso dell'acqua benedetta.

La croce è un segno della passione, ma è allo stesso tempo anche segno della resurrezione: essa è
per così dire il bastone della salvezza che Dio ci porge, il ponte su cui superiamo l'abisso della morte e tutte le minacce del male e possiamo giungere fino a Lui.

Essa è resa presente nel battesimo, nel quale diveniamo contemporanei alla croce e alla resurrezione di Cristo (Rm 6,1-14). ogni volta che ci facciamo il segno della croce rinnoviamo il nostro battesimo: Cristo dalla Croce ci attira fino a se stesso (Gv 12,32) e fin dentro la comunione con il Dio vivente.

Poiché il battesimo e il segno della croce, che lo rappresenta e rinnova, sono soprattutto un evento di Dio: lo Spirito Santo ci conduce a Cristo, e Cristo ci apre la porta verso il Padre. Dio non è più il Dio sconosciuto; ha un nome. Possiamo chiamarlo, e Lui chiama noi.


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"Diventerai una benedizione", aveva detto Dio ad Abramo al principio della storia della salvezza (Gn 12,2). In Cristo, figlio di Abramo, questa parola è pienamente compiuta.
 Egli è una benedizione, ed è benedizione per l'intera creazione e per tutti gli uomini.

La croce, che è il suo segno nel  cielo e sulla terra, doveva dunque divenire il vero gesto di benedizione dei cristiani. Facciamo su noi stessi il segno della croce ed entriamo
così nella potenza benedicente di Gesù Cristo; tracciamo questo segno  sulle persone per cui desideriamo  la benedizione; lo tracciamo anche  sulle cose che ci accompagnano nella vita e che noi vogliamo ricevere nuove dalla mano di Gesù Cristo. Mediante la croce possiamo divenire gli
uni per gli altri dei benedicenti.

Personalmente, non dimenticherò  mai con quale devozione e con quale interiore dedizione mio padre e mia madre segnavano noi bambini con l'acqua benedetta, facendoci il segno
della croce sulla fronte, sulla bocca e sul petto quando dovevamo partire, tanto più se poi si trattava di un'assenza particolarmente lunga.

Questa benedizione era un gesto di accompagnamento, da cui  noi ci sapevamo guidati: il farsi visibile della preghiera dei genitori che ci seguiva e la certezza che questa preghiera era sostenuta dalla benedizione del Redentore.

La benedizione era anche un richiamo a noi, a non uscire dallo spazio di questa benedizione. Benedire è un gesto sacerdotale: in quel segno della croce noi percepivamo il sacerdozio dei genitori, la sua particolare dignità e la sua forza.

Penso che questo gesto del benedire, come piena e benevola espressione del sacerdozio universale di tutti i battezzati, debba tornare molto  più fedelmente a far parte della vita
quotidiana e abbeverarla con l'energia dell'amore che proviene dal  Signore.


Da Joseph Ratzinger, "Introduzione allo spirito della liturgia", San Paolo 2001

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