Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

sabato 16 agosto 2014

Perché non rispondi Signore?


XX DOMENICA T.O.


     Potremmo stare a lungo a disquisire sul comportamento manifestato da Gesù in quest’occasione e anche potremmo arrivare ad accusarlo di insensibilità o, nella migliore delle ipotesi, di maleducazione. E’ indubbio che l’atteggiamento del Signore è strano, ma cerchiamo di guardare oltre per comprendere il cuore del  messaggio che l’evangelista ha voluto trasmetterci.


     Ai discepoli che invitano Gesù a esaudire la donna, Egli risponde: “Non sono stato inviato che alle pecore perdute (apololata) della casa di Israele” ( (Mt 15,24). Nel Vangelo di Luca troviamo la parabola della pecora smarrita: “Tis anthrôpos ex humôn echôn hekaton probata kai apolesas ex autôn hen ou kataleipei ta enenêkonta ennea en têi erêmôi kai poreuetai epi to apolôlos heôs heurêi auto” (Lc 15,4). Sappiamo che il pastore che ha perduta una pecora del suo gregge, lascia, come racconta la parabola,  momentaneamente da parte le 99 senza problemi, per correre in cerca di quell’unica smarrita. Credo che le parole di Gesù alla Cananea possano essere lette in questi termini; non la sta rifiutando, il suo non è semplice disinteresse e insensibilità, bensì la sottolineatura di un’urgenza, di una precedenza: il popolo d’Israele, il figlio primogenito di Dio ha bisogno di Lui e non può perdere tempo. Si tratta di un’urgenza che non esclude. Con Cristo è diventato assolutamente chiaro che Dio è per tutti, non esistono esclusioni, al massimo possono esserci delle autoesclusioni (la libera scelta di voltare le spalle a Dio). Ascoltiamo anche le parole di san Paolo: “Perciò ricordatevi che un tempo voi, pagani per nascita …  che in quel tempo eravate senza Cristo, … estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio in questo mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini … Egli infatti è … colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia, … per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l'inimicizia. Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini (Ef 2,11ss). Per questo non possiamo ricostruire i muri di separazione: di qua i salvati, di là i dannati.

     Dopo il silenzio e l’apparente rifiuto di Gesù, la Cananea continua dicendo: “anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni” (Mt 15,27); costei non vanta diritti, non ritiene di poter pretendere nulla, sa solo di avere bisogno di aiuto.

     Quante volte noi invece andiamo a Dio con la presunzione di avere diritto a un esaudimento, magari immediato? Perché? Perché siamo di quelli che stanno al di qua del muro e facciamo tutto per bene (andiamo a Messa, preghiamo, facciamo volontariato, ci confessiamo, facciamo offerte, ecc …). Dio non è come il titolare di un supermercato che, è tenuto a darci il premio in cambio dei punti raccolti con gli acquisti; non esistono i punti per le buone azioni.

     Un’ultima sottolineatura viene dal grido di quella povera donna, segno evidente della sua disperazione. E’ il suo bisogno che la porta a trovare Dio. Non sono qui a dire che dobbiamo cercare la sofferenza e le difficoltà, perché sono una via per trovare Dio, ma affermo che la sofferenza che, non va mai cercata, quando viene può essere un momento preziosissimo per lasciare entrare il Signore nella nostra vita e farla rifiorire.  Scrive Paolo: “quando sono debole, è allora che sono forte” (2 Cor 12,10); la sofferenza ci fa fare l’esperienza della povertà, della non autosufficienza, del bisogno, per questo, se non ci soffermiamo troppo a lungo in una rabbia e risentimento inutili, se non dannosi, possiamo consentire a Dio di venire in soccorso alla nostra debolezza e fare quel salto che ci consente di vedere trasformata  la nostra vita.



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