Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

sabato 5 dicembre 2015

Tu sei bellezza



II DOM. AVV.

     “La parola di Dio venne su Giovanni …, nel deserto. Egli percorse tutta la regione”  (Lc 3,2b-3°). Erèmo è il sostantivo che in greco traduce “deserto”. Eremo ci dice solitudine, silenzio. Attenzione però, l’eremita, in tutta la storia cristiana, non è mai un fuggiasco, che considera negativamente l’umanità, dalla quale intende separarsi, ma chi vuol fare sul serio; egli vuole ascoltare e per questo fa silenzio.

     Vi sarà capitato di andare in pizzeria; oramai quasi sempre vi troviamo la musica ad alto volume e la gente è costretta quasi a gridare, così che è quasi impossibile intendersi con chi s’ha davanti. Questa è un po’ la metafora del nostro mondo, dove il silenzio non è più di casa e dove sembra quasi che abbiamo paura del silenzio.
     Invece per Giovanni il deserto è il luogo dove è possibile ascoltare una parola che lo mette in movimento, lo spinge fuori dalla solitudine e lo porta dal suo popolo. “Non perché si tace esite il silenzio. In tal caso il silenzio somiglierebbe molto al mutismo, che non è mai stato altro che un’infermità … fare silenzio è ascoltare Dio; è sopprimere tutto ciò che c’impedisce d’ascoltare o intendere Dio”(M. Delbrel, La gioia di credere,  Gribaudi 110).
     La Parola quando è davvero ascoltata, opera un inevitabile cambiamento; conduce fuori dai propri progetti, punti di vista, dalle proprie logiche. La Parola di Dio è creatrice di novità, che stupisce soprattutto chi ne è raggiunto.
     La Parola ha solo bisogno di trovare un varco, per penetrare nel terreno buono che c’è in ognuno di noi, per produrre frutto abbondante. Giovanni Battista era andato nel deserto per vivere in penitenza, ma Dio gli ha chiesto altro e lui ha accettato.
     Tu sai cercare il silenzio, per ascoltare la Parola, affinché possa farti nuovo?
Scrive Madeleine Delbrel: “Si guadagno i deserti, non si regalano. … I deserti … non  li strapperemo al segreto delle nostre ore umane se non faremo violenza alle  nostre abitudini, alle nostre pigrizie. … Bisogna imparare a essere soli ogni volta che la vita ci riserva una pausa. E la vita è piena di pause, che noi possiamo scoprire o sprecare” (La gioia di credere,  Grbaudi 49).
     Cosa annuncia il Battista? “Un battesimo di conversione per il perdono dei peccati” (Lc 3,3). Qui non c’è ancora il Battesimo sacramentale, ma un rito simile a un’abluzione purificatrice, simbolica, incapace di realizzare un vero perdono. Quel che ci importa non è il rito, ma ciò che significa: un segno esteriore che manifesta un profondo desiderio di conversione.
     Sempre più spesso cerchiamo perdono senza pentimento, senza impegno a cambiare vita; anzi andiamo a cercare coloro che, in qualche modo, camuffati sotto il manto della misericordia, ci autorizzino a continuare a fare e a dire ciò che stiamo facendo. Giovanni invece ci dice che il pentimento, è la via al perdono.
     Cos’è il pentimento?
     E’ una specie di choc che risveglia da quella anestesia morale che pratichiamo su noi stessi per non vedere la nostra reale condizione; è uno splendido, anche se doloroso, momento di verità. Il pentimento è dolore per quanto compiuto e porta sempre a scelte concrete di cambiamento. Dove c’è auto-giustificazione, accusa degli altri, ricerca di attenuanti, normalmente non c’è vero pentimento.
     Giovanni ci chiama a spianare la strada al Signore che viene oggi; a riempire i burroni, abbassare i colli e a raddrizzare le vie. Sono tutte metafore che indicano tutto ciò che in noi ostacola la venuta di Dio nella nostra vita.
     Per riuscire in questo, dobbiamo avere posto, almeno una volta, anche solo per un istante, il nostro sguardo sulla bellezza di Dio. Allora non sarà questione di volontà o di impegno, ma di un’esigenza insopprimibile. Ancora una volta Delbrel esprime chiaramente ciò che sento: “Uomini che hanno sentito tale chiamata, non hanno più scelta. Dio abbraccia tutto il loro orizzonte. Per il fatto stesso che esiste, egli è preferito sopra ogni cosa” (Ibid. 32). Diversamente, i burroni, i colli e le strade storte, rimangono lì dove sono.
     Aiutaci Signore a fare di questi nostri incontri settimanali con Te, luoghi dove puoi mostrarci il Tuo volto; dove  s’accende in noi un affannoso desiderio di Te.

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