Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

sabato 18 dicembre 2010

Quando si destò dal sonno, fece come gli aveva ordinato l'angelo

IV DOMENICA DI AVVENTO
Salirono contro Gerusalemme per muoverle guerra, ma non riuscirono a espugnarla. Fu dunque annunciato alla casa di Davide: «Gli Aramei si sono accampati in Efraim». Allora il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano gli alberi della foresta per il vento.
Il Signore disse a Isaia: «Va’ incontro ad Acaz,… Tu gli dirai: “Fa’ attenzione e sta’ tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumanti …”
(Is 7,1ss). Questo è il contesto in cui si inserisce l’incontro tra Isaia e il Re Acaz. Alcuni sovrani stranieri volevano trascinare il Re di Giuda in una guerra di coalizione contro l’Assiria; il profeta suggerisce al Re di stare tranquillo, di non dare loro ascolto e di non temerli. Volendo fare di testa propria, il re Acaz, chiede aiuto a Tiglat-Pilèser III – Re di Assiria -, il quale effettivamente difende Giuda, ma, in cambio lo rende regno vassallo. Di fatto Acaz – Re di Giuda - ha aperto all’Assiria la porta del suo paese.
Isaia chiede al Re di cercare da Dio una conferma, di domandare un segno. Acaz si crede molto furbo e nascondendosi dietro le parole, afferma di non voler tentare Dio, di non volergli forzare la mano. In realtà non sta facendo altro che, giustificarsi, attraverso spiegazioni, argomenti e ipotesi di comodo. In realtà in questo momento Dio è l’ultimo pensiero per Acaz.
Il Re ha già deciso autonomamente cosa fare e non vuole che Dio intervenga.
Egli appartiene alla categoria dei “credenti, ma …”. E’ un credente o sedicente tale, che si riserva degli spazi di autonomia – fin qui ti consento di entrare nella mia esistenza, ma non oltre -.
Perché si riserva questa autonomia? Perché non si fida di Dio, è convinto di saperne di più. Del resto il Signore sta in cielo e non se ne intende né di economia né di politica né di strategie familiari …
I “credenti, ma …”, come Acaz, tendono a riservare a Dio il ruolo di consolatore nelle fatiche della vita, di assicurazione rispetto al male; di colui che permette di sgravarsi la coscienza ogni tanto, basta che non pretenda di condizionare la vita.
Quel “ma” dice che, pur credendo in Dio, nelle scelte concrete sono io a decidere, con tutta libertà e indipendenza.
Il Vangelo ci presenta invece un altro tipo di persone e un altro modo di essere credenti. Il protagonista oggi è Giuseppe, anche se intravediamo Maria. Entrambi sono della categoria dei “credenti, quindi …”.
Il giorno della festa dell’Immacolata Concezione di Maria, abbiamo rivissuto il momento dell’incontro tra Dio – attraverso Gabriele - e la Madonna; abbiamo sentito come Maria, nonostante il turbamento dovuto a una vocazione troppo grande e di difficile comprensione, alla fine si è abbandonata al Signore dicendo: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38).
Giuseppe non è da meno, dopo che in sogno gli è stata spiegata un po’ tuta la faccenda – umanamente così complessa – “quando si destò dal sonno, fece come gli aveva ordinato l’angelo” (Mt 1, 24).
Sia con Maria che con Giuseppe l’angelo dice: “Non temere”, non avere paura, fidati, ed essi, nonostante le umane difficoltà, si sono fidati, si sono lasciati andare; hanno scelto di non rimanere nel campo dell’autonomia. Avrebbero potuto legittimamente avanzare un sacco di ragioni più che valide per non fare quanto richiesto, eppure hanno detto di si. Questa è la logica del “credente, quindi …”, di colui che proprio in quanto credente, non riesce più a tenere Dio fuori dalle scelte concretissime della vita. Per essi non c’è separazione tra vita spirituale ed esistenza; quest’ultima è profondamente condizionata dalla prima.
Il brano odierno inizia con queste parole: “Così fu generato Gesù Cristo …” (Mt 1,18); Gesù, tradotto in italiano, significa Dio salva, ed è proprio grazie al sì di due “credenti, quindi …” che Dio ha potuto salvare l’umanità; è stato grazie allo loro disponibilità fiduciosa che Dio ha potuto agire.
Quando noi viviamo da “cristiani, ma …” in realtà condizioniamo o addirittura ostacoliamo in maniera grave l’agire di Dio.
Aiutami Signore, affinché la mia fede in te, si trasformi in fiducia serena; mostrami, nel modo che tu ritieni più adatto a me, cosa vuoi che io faccia; donami la consapevolezza che nella tua volontà sta il mio bene; insegnami a fare ciò che tu vuoi”.

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