Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

sabato 21 gennaio 2012

Convertitevi e credete al Vangelo

     Noi possiamo affermare: il tempo non passa mai, per dire che quello che stiamo vivendo ci annoia e i minuti sembrano durare ore, oppure: è giunto il tempo, per affermare che è arrivato il momento, è maturato il tempo per fare una determinata cosa. Quando Gesù afferma che il “tempo è compiuto”, intende dire che la storia ha raggiunto la sua pienezza, è realizzata; tutto ciò che è venuto prima, è stato una preparazione a quanto sta avvenendo ora. Altrove lo ribadisce il Signore: “Io non sono venuto ad abolire la Legge o i Profeti, … ma a dare pieno compimento” (Mt 5,17). Anche Paolo ce lo conferma: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio … perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4,4).

    Gesù è il punto di arrivo della storia dell’umanità. Tutto quanto lo ha preceduto era incompleto e incompiuto lo sarà ciò che viene dopo di Lui, se è senza di Lui.
     Noi viviamo nel tempo pieno, compiuto, nel quale ci è chiesta una scelta, una presa di posizione. Gesù passa ancora quotidianamente lungo la strada di casa nostra e ci parla, ci chiama; anche a me e a ciascuno di voi dice: “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15). Cosa gli rispondiamo? Non ho tempo! Ripassa domenica e ne parleremo! Cosa vuoi da me; chi ti conosce! O come disse un automobilista a fra Giuseppe - che era per strada senz’abito -: va’ a ca’ tua marochen (pur essendo bresciano sembra un po’medio-orientale)?      
     Scriveva san Francesco ai suoi frati: “se tu fossi tanto sottile e sapiente da possedere tutta la scienza e da saper interpretare tutte le lingue e acutamente perscrutare le cose celesti, in tutto questo non potesti gloriarti; poiché un solo demonio seppe delle realtà celesti e ora sa di quelle terrene più di tutti gli uomini insieme, quantunque sia esistito qualcuno che ricevette dal Signore una speciale cognizione della somma sapienza” (Amm V – FF 154). Credo che il nostro piccolo/grande uomo di Assisi, abbia centrato il significato profondo delle parole di Gesù: non basta credere, non basta sapere che Dio esiste; questo è fondamentale, ma non sufficiente. Quante volte abbiamo sentito sulla bocca dei demoni: “Io so chi tu sei” (cfr per ex. Mc 1,25), ma questo cosa ha cambiato nella loro esistenza? Senza andare tanto lontano, pensiamo al drammatico fenomeno dei satanisti, i quali fanno di tutto per procurarsi delle ostie consacrate, per poterle poi profanare – essi credono in Dio, ma lo disprezzano -. Come rimaniamo stupiti poi nel sapere che diversi capi della mafia si circondano di santini e testi religiosi! A cosa serve questo credere, se non porta alla conversione?
     La conversione non è un cammino di perfezione; un tentativo compiuto con un forte sforzo della volontà a eliminare ogni traccia di peccato, diventando un angelo in terra. Se intendiamo così la conversione, siamo destinati al fallimento e a un grande senso di inadeguatezza. La conversione non è frutto dello sforzo umano, quantomeno non di esso da solo.  La metanoia è la tensione verso la scoperta della verità, per viverla: “Io conosco la verità solo quando essa diviene in me vita” diceva Kirkegaard.
     Metanoia è il termine che indica la conversione ed è il cambio della nous cioè della mente. E’ una trasformazione interiore profonda e radicale, dalla quale sgorga, come da una sorgente, un’acqua fresca e viva. La conversione è il frutto dell’incontro tra la grazia di Dio e la nostra collaborazione. Quando a Dio che bussa, rispondiamo aprendo la porta, da quel momento inizia quel lento, ma straordinario cammino di cambiamento, che non ci abbandonerà più.
     Capiamo bene se siamo in conversione, perché ci ritroviamo progressivamente nuovi - sappiamo che non siamo più quelli di ieri e che domani saremo diversi da oggi -, tanto che noi stessi facciamo fatica a riconoscerci. Non vediamo più le cose come prima; non attraversiamo le difficoltà con la stessa ansia del passato; ciò che prima di dava gusto, oggi ci lascia indifferenti; se il Signore era per noi una vaga divinità ritirata nel suo tempio lontano, oggi è una presenza viva e vicina; quegli aspetti della nostra personalità difficilmente gestibili, sembrano sciogliersi come la neve al sole …
     Viceversa è pressoché sicuro che non ci stiamo convertendo, quando ci sentiamo soddisfatti di noi stessi, e crediamo di avere già fatto tutto il necessario per Dio, se non addirittura di più, tanto che è Lui a essere in debito con noi.
     Cosa ci sta alla base della conversione? L’incontro con Dio. La chiamata dei primi discepoli ci presenta i verbi della conversione: passare, chiamare, seguire. A Gesù che passa e chiama, si risponde andandogli dietro. Egli ci indica la via e la percorre davanti a noi; guardarlo e ascoltarlo  è la condizione necessaria; abbiamo davanti un modello al quale conformarci. Stare con Lui ci consente di diventare piano piano come Lui - del resto non abbiamo fatto così quafndo abbiamo imparato a parlare a camminare a muoverci? -.
     Questa non è altro che la via della santità ed è alla portata di tutti, perché il Signore chiede tutto a tutti, ma sapendo bene che ognuno di noi ha caratteristiche e tempi bene diversi; ed Egli li rispetta.    
     Dio può tutto, salvo che costringere l’uomo ad amarlo per questo la grazia preme in segreto in ogni anima senza mai costringerla. Lo Spirito trasforma soltanto colui che lo vuole.
    

    



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