Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

sabato 28 aprile 2012

Anche altri provano a rispondere e val la pena ascoltarli

Carissimo Andrea,
G. mi ha inoltrato per mail il tuo “provo a rispondere”… posso farlo anche io? A rispondere intendo… so che le mie sono e sembreranno misere parole anche perché insieme alle parole uno vorrebbe stringere le mani e accarezzare con gli occhi l’interlocutore che pone domande così difficili, così ardue ma che sono benefiche e piene di “esortazioni” per chi crede che in Cristo vi è pienezza di vita sempre!
Dietro a ogni mia esperienza di dolore (sia personale che condivisa con i miei piccoli pazienti) quasi mai mi sono chiesta dove era Dio o perché non facesse “il miracolo” (e come tu sai sono stata testimone di miracoli ancora più forti e splendidi di quelli di una guarigione fisica…), ma mi sono sempre “affiancata” a Gesù per accompagnare queste creature. E, essere a fianco (non davanti o dietro…) presuppone complicità, intenti comuni, sguardi puri, passi rallentati o corse a perdifiato per non perdere mai il suo abbraccio e la sua vicinanza.
Io non ho risposte  risolutive  né tantomeno accademiche…ho le risposte del “”cuore” perché so che Dio non “permette” ma “accoglie”… e c’è una differenza sostanziale: nell’uso del termine “permette” Dio viene visto come un carnefice che si nutre della nostra sofferenza quasi ne godesse ; nell’”accoglie” Dio apre le braccia per abbracciare ogni nostra scelta, ogni nostra sofferenza, ogni nostro grido, ogni nostro peccato… anche se non riusciamo più a rimanergli accanto o a sostenerne lo sguardo.
Ho visto e continuo a vedere, ad accogliere e vivere accanto a sofferenze faticose da sostenere, battaglie dalle quali forse se ne uscirà sconfitti, ma non riesco a non alzare mani e cuore verso Colui che solo dà la vita quella vera e non quella inventata o che vorremmo che fosse! So che in queste sofferenze e domande Dio si serve di me, del mio lavoro, della mia accoglienza, del mio sì per aiutare (anche solo con il silenzio, la condivisione o la “non fuga” da eventi dolorosi) il cuore dell’uomo, il suo vivere con le lotte a volte impari.
E al tuo/a interlocutore/trice vorrei dire che porto ogni sua e mia domanda nella preghiera che dice al mio Dio che non voglio scappare, che voglio “starci”, che quando arriva una sofferenza posso anche ribellarmi ma alla fine accolgo dicendo:”Sei Tu”.

2 commenti:

  1. Grazie mille,padre Andrea, a lei e alla gentile signora che ha risposto. Ecco le "parole nuove" di cui avevo bisogno : Dio accoglie ! Il dolore resta, e mi e' difficile in questo momento di sofferenza sentirne la presenza o reggerne lo sguardo , ma sicuramente e' nella barca con me e chissa' che tutto questo dolore non serva a mettere la barca sulla giusta rotta. Cerchero' di accogliere anch'io ogni sofferenza nella certezza che dietro c'e' Lui a sostenermi nel cammino ; ma e' cosi' difficile,ora..Sembra tutto cosi' vuoto,inutile e senza senso ( e' forse questo quello che chiamano il silenzio di Dio?), forse devo solo perseverare nella preghiera e attendere che la Luce ritorni, magari grazie anche alle vostre buone parole e alla vicinanza di gente " buona" come lei e la signora che ha risposto.. Chi vuole preghi per me, con me... Mario

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  2. grazie a chi scrive cose così profonde e vissute.

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