Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

venerdì 27 aprile 2012

Provo a rispondere

Una persona, che non conosco, mi scrive: 

Mi piacerebbe che lei trovasse "parole nuove" per spiegarmi come mai Dio permette tutto il dolore che ci circonda .. .perché le ingiustizie capitano sempre ai più deboli ... perché un uomo deve morire tra atroci sofferenze che fanno impallidire quelle della croce ... perché un Padre Buono permette la morte di un bambino ... insomma, il serpente nel paradiso chi ce l'ha messo? In un momento di estrema sofferenza non trovo risposte convincenti che in qualche modo giustifichino tanto dolore. Le opzioni che mi restano sono solo due: o Dio non è così buono come pensiamo (anzi, un Dio cattivo spiegherebbe tante incongruenze con l'immagine che di Dio stesso abbiamo) oppure Dio si è  innamorato dell'uomo da assumerne fino in fondo la natura umana e condannarsi così irrimediabilmente all'impotenza di fronte ad ogni orrore.. E' quest'ultima l'opzione che più mi consola, ma allora, se Dio si è fatto impotente come noi, da dove vengono i miracoli, (ennesima ingiustizia perché riservati solo ad alcuni)? Padre, la prego, trovi parole nuove , perché la mia fede vacilla...
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Carissimo/a,
temo che qui non bastino "parole nuove", perché esse - nuove o vecchie che siano - non sono sufficienti per svelare questo mistero. Credo che solo la contemplazione - intesa non come privilegio di pochi mistici, ma incontro personale e profondo con Dio, alla portata di tutti - sia la via maestra per "capire". San Paolo implora che gli venga tolta la spina nella carne - cosa sia non si sa - che lo tormenta, ma la risposta è spiazzante: Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza" (2Cor 12,7ss). E' nell'incontro personale che Paolo capisce il senso di ciò che gli sta accadendo. Rischiamo altrimenti di fare la fine degli "amici" di Giobbe che, per spiegare le ragioni della sua sofferenza non fanno che mostrare una caricatura di Dio.
Posso dire però che è vero, Dio permette il dolore. Perché? Perché molto di esso è provocato dalle libere scelte dell'uomo e il Signore non vuole rinnengare il dono di questa libertà. Magari facessimo tutti uso di questo straordinario privilegio secondo il disegno di Dio, ma così non è. Il Signore continua incessantemente a parlare alle coscienze, ma, purtroppo, "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire". Se non accettiamo di ascoltare la voce che ci implora di fare il bene e di non fare il male, noi diventiamo causa del dolore, nostro e altrui.
Dobbiamo recuperare il valore della responsabilità, perché  le nostre scelte personali e comunitarie hanno un riverbero molto forte sugli altri. Proviamo a pensare al dolore che possiamo provocare a chi ci sta intorno con le nostre azioni, chissà che non ci fermiamo in tempo.
Io sono libero non se faccio ciò che pare a me, ma se scelgo di agire secondo il disegno di Dio - che è sempre per il bene -, accettandone i costi. E' libero chi non ha padroni che lo dominano, non chi sceglie solo secondo l'istinto e il tornaconto. 
Laddove sono presenti persone evangeliche il dolore inevitabilmente arretra, anche se non scompare del tutto, perché comunque dobbiamo fare i conti con la nostra natura mortale che è destinata a deperire e a morire.
Vede, io non sono in grado di spiegarle nulla, se non di balbettare, però nella mia vita il Signore si è rivelato fedele, attento e paziente, per cui è lontana da me la possibilità di  considerarlo, impotente o tanto meno cattivo. Io lo conosco come colui che è bellezza, pazienza e soccorso. Le auguro di fare presto l'esperienza di chi sa di essere in buone mani. Anche se il Signore sembra dormire, in realtà è con noi sulla barca.
A presto e il Signore le doni la Sua pace
Fra Andrea

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