Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

domenica 14 ottobre 2012

Seguimi!



XXVIII DOMENICA T.O.

     L’ascoltatore fine e puro deve lasciar perdere le parole fiorite e delicate … rammentando a se stesso che non è andato a teatro … ma in una scuola … per raddrizzare la propria vita con la parola. Consegue la necessità di esaminare e giudicare l’ascolto, partendo da se stessi e dal proprio stato d’animo, valutando se qualche passione sia divenuta più debole, qualche fastidio più leggero, se si siano rinsaldati in lui determinazione e volontà … “Se un bagno o un discorso non purificano non hanno alcun utilità[1]. Sono le parole scritte da Plutarco – filosofo pagano 48-125 d.C. -, ma valgono anche per noi che, come ogni domenica,  ci mettiamo in ascolto della parola, non di un maestro qualsiasi, bensì della Verità stessa. Questa parola di Dio che ascoltiamo, deve poter diventare anche per noi “viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio” (Eb 4,12), non per ferirci a morte, ma per risanare le nostre parti malate.

     Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio” … E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” (Mc 10,23;25); si tratta di parole forti, molto difficili da comprendere anche per i discepoli, perché cresciuti nella convinzione che la ricchezza fosse un dono di Dio per gli uomini fedeli – “Se tu obbedirai fedelmente alla voce del Signore, tuo Dio, preoccupandoti di mettere in pratica tutti i suoi comandi che io ti prescrivo, … Il Signore, tuo Dio, ti concederà abbondanza di beni, quanto al frutto del tuo grembo, al frutto del tuo bestiame e al frutto del tuo suolo, nel paese che il Signore ha giurato ai tuoi padri di darti  (Dt 28,1;11) -.
     Molti di noi  - quelli che non possiedono molti beni, ma magari faticano ad arrivare alla fine del mese - a questo punto possono pensare di poter tirare un sospiro di sollievo e dire: questa parola non mi riguarda. Invece dobbiamo stare attenti a passare oltre troppo in fretta, perché se certamente Gesù sta parlando ai ricchi di beni, forse non pensa solo a  quelli.
     Gesù ce l’ha forse con la ricchezza in sé? Possedere dei beni, magari guadagnati onestamente con il sudore della propria fronte, è cosa cattiva? Chi ha messo da parte qualcosa per garantirsi una certa tranquillità deve andare a confessarsi?
     All’uomo ricco che gli corre incontro chiedendogli che fare “per ereditare la vita eterna”, Gesù non dice solamente “va’, vendi quello che hai e dallo a i poveri”, ma “va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri … e vieni! Seguimi!” (Mc 10,21). Quel “seguimi” è il cuore di questa vicenda, il resto è preparazione.
     Della nostra povertà o addirittura miseria, Dio probabilmente non sa che farsene, ma ci chiede di essere liberi e agili per andare dietro a Lui. La vita eterna passa di lì.; lo stesso san Paolo afferma con chiarezza “se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe(1Cor 13,3). Noi ricordiamo san Francesco non tanto perché ha fatto scelte radicali di povertà, ma perché queste gli hanno consentito di essere talmente libero da poter fare sempre ciò che il Signore gli chiedeva. 
     E’ evidente allora che dobbiamo rinunciare a ogni “ricchezza” che ci sia d’ostacolo nel seguire il Signore, a partire da quella materiale - perché è indubbio che anche questa è capace di condizionare profondamente la vita delle persone -, ma non fermiamoci lì..
     La domanda che dobbiamo porci è: cosa significa seguire Gesù? Dopo potremo capire cosa dovremo “vendere”.
     Significa forse entrare tutti in convento, in monastero o in seminario? Certamente no! E’ percorrere la strada che Gesù ha percorsa e continua a percorrere, fidandoci di Lui, senza continuare a discutere, nell’illusione di conoscere meglio la via. E’ accettare di provare a percorrere con Lui la duplice via – che è poi una unica – dell’amore per Dio e per l’uomo, stando alla sua parola.      
    Per coloro che non hanno beni materiali in abbondanza, quale può essere la ricchezza che àncora e blocca nella sequela? Si può essere attaccati al proprio tempo, tanto da non avere spazio per ciò che non è già stato programmato; ai propri progetti; al rancore che impedisce di perdonare; alle proprie paure, che non consentono mai di andare, se non per strade già battute da tutti e senza rischi; ai propri desideri non purificati; fino  agli affetti più cari; ricchi di conoscenza umana, che però non è sapienza, che produce presunzione ecc …
     Signore aiutami a riconoscere quella ricchezza che mi  blocca o quantomeno mi ostacola nel seguirti. Non lasciare che anche io continui a vagare col volto triste; prendimi per mano, forza un po’ la mia volontà, perché io so che solo tu hai parole di vita eterna, ma non ho il coraggio sufficiente per abbandonarmi a te.



[1] Plutarco,  L’arte di ascoltare

1 commento:

  1. Il distacco dai beni terreni ci fa liberi. Liberi di pensare, liberi dalle convenzioni e dalle servitù che alcune ricchezze impongono. E' difficile credere e convincersi che tutto ciò che possediamo non ci seguirà laddove andremo, nudi ,come quando siamo nati!Il "Tale" del Vangelo di oggi ,siamo noi, con i nostri limiti, le nostre miserie, la nostra ( o meglio la mia) incapacità di mettere il Signore al primo posto. Anna

    RispondiElimina