Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

domenica 15 giugno 2014

UNIFORMISTI ... PER AMORE

Papa Francesco, questa mattina nell’omelia alla Messa a casa Santa Marta, ha ripreso le parole di Cristo ai discepoli: «Non ci siano divisioni e liti». Il Pontefice ha incentrato la sua riflessione sulla necessità che nella Chiesa ci sia unità. Purtroppo ci sono «tanti che dicono di essere nella Chiesa», ma, in realtà, «sono con un piede dentro e l’altro che ancora non è entrato». Per questa gente, che sta in una posizione di mezzo «la Chiesa non è la loro casa, non la sentono come propria. Per loro è un affitto».

UNIFORMISTI. Il Papa, «martirizzando un po’ la lingua italiana», ha elencato tre atteggiamenti. Nel primo gruppo ci sono i cristiani «uniformisti». Sono quelli «rigidi. Non hanno quella libertà che dà lo Spirito Santo. E fanno confusione fra quello che Gesù ha predicato nel Vangelo con la loro dottrina, la loro dottrina di uguaglianza. E Gesù mai ha voluto che la sua Chiesa fosse così rigida. Mai. E questi, per tale atteggiamento, non entrano nella Chiesa. Si dicono cristiani, si dicono cattolici, ma il loro atteggiamento rigido li allontana dalla Chiesa». 
ALTERNAVISTI. Il secondo gruppo,  gli «alternativisti», «è fatto di quelli che hanno sempre hanno una propria idea, che non vogliono che sia come quella della Chiesa, hanno un’alternativa». Un’alternativa che, però, poi si rivela essere un’«ideologia. E così la loro appartenenza alla Chiesa è parziale. Anche questi hanno un piede fuori della Chiesa. Anche per questi la Chiesa non è casa loro, non è propria. Affittano la Chiesa. Al principio della predicazione evangelica ce n’erano! Pensiamo agli gnostici, che l’Apostolo Giovanni bastona tanto forte, no? Non condividono quel sentire proprio della Chiesa».
VANTAGGIOSI. Nel terzo gruppo ci sono i «vantaggiosi», quelli che «cercano i vantaggi, e vanno alla Chiesa, ma per vantaggio personale, e finiscono facendo affari nella Chiesa». Sono «gli affaristi. Li conosciamo bene! Ma dal principio ce n’erano. Pensiamo a Simone il Mago, pensiamo ad Anania e a Saffira. Questi approfittavano della Chiesa per il proprio profitto. E li abbiamo visti nelle comunità parrocchiali o diocesane, nelle congregazioni religiose, alcuni benefattori della Chiesa, tanti, eh! Si pavoneggiavano di essere proprio benefattori e alla fine, dietro il tavolo, facevano i loro affari. E questi, anche, non sentono la Chiesa come madre, come propria. E Gesù dice: “No! La Chiesa non è rigida, una, sola: la Chiesa è libera!”».
PER AMORE. «Se tu vuoi entrare nella Chiesa – ha detto papa Francesco -, che sia per amore», per dare «tutto il cuore e non per fare affari a tuo profitto». La Chiesa «non è una casa da affittare, è una casa per vivere». Ma l’unità della Chiesa non avviene per un nostro sforzo, ma grazie allo «Spirito Santo che fa l’armonia nella Chiesa. L’unità nella Chiesa è armonia». Tutti «siamo diversi, non siamo uguali, grazie a Dio», altrimenti «sarebbe un inferno!». E «tutti siamo chiamati alla docilità allo Spirito Santo». Proprio questa docilità, ha detto il Papa, è «la virtù che ci salverà».

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