Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

sabato 7 marzo 2015

Sei proprio Tu? Perché fai queste cose?



III DOM. QUARESIMA

     Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato” (v 2,16). Noi che siamo abituati a un Gesù misericordioso, compassionevole,
disponibile, restiamo un po’ stupiti da questo comportamento al limite del violento: usa una frusta, scaccia dal tempio, butta in terra il denaro, rovescia i tavoli. Perché questi gesti, che certamente avranno mortificato e fatto arrabbiare chi era al tempio? Proviamo a immaginarci uno che, arrivando a Medjougorie o a Lourdes, comincia a devastare i negozi di souvenir religiosi. Penso che in molti resteremmo a bocca aperta.
     Gesù non tollera che si usi Dio per i propri interessi. Gesù ama i peccatori, ma non scende mai a patti con il peccato. Il male per Lui è solo da debellare.
     Dobbiamo leggere questo Vangelo solo come rifiuto del mercato di paccottiglia religiosa che fiorisce in torno ai grandi santuari? Dobbiamo estenderlo alle vicende economiche non troppo trasparenti che, ogni tanto emergono e che coinvolgono la Santa Sede con lo IOR, alcune Diocesi e addirittura i Francescani?
     Certamente. Non basta però; il Vangelo è sempre parola che parla prima di tutto a ciascuno personalmente.
     Gesù parla di un tempio da distruggere e che Lui farà risorgere; chi l’ascolta pensa parli del Tempio di Gerusalemme, ma Egli parla di sé, del proprio corpo. C’è allora un tempio di carne di cui avere cura: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi … santo è il tempio di Dio, che siete voi” (1Cor 3,16s).
     Ecco allora che se noi siamo dimora di Dio, non può starci di tutto in questa casa.
     Ci lasciamo accompagnare dal Decalogo (dieci parole), per comprendere un po’ meglio che cosa Gesù rovescerebbe in noi:
-          Non avrai altri dèi di fronte a me (Es 20,3): quali sono questi possibili dèi moderni, visto che non siamo più pagani politeisti?
     Ricordiamo quando Gesù ha detto: “Non si può servire Dio e il denaro”. Questo è la divinità che condiziona la vita di molti. San Francesco lo chiamava “sterco del diavolo”, ma qa quanto pare, tanti non hanno paura di sporcarsi le mani nell’usarlo.
     «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?” (Lc 6,39): può accadere che affidiamo le nostre scelte, non alla volontà di Dio, ma di altre guide alternative (della politica, della filosofia, dello spettacolo, dei mezzi di comunicazione di massa; dei portavoce del comune modo di pensare).
     Basta togliere la consonante “D” e ci troviamo un’altra divinità: IO. L’autonomia, l’essere leggi a se stessi, può sfociare rapidamente in una venerazione di sé, che impedisce di entrare in relazione con gli altri. Questi sono gli egocentrici, che devono sempre stare al centro dell’attenzione di tutti.
-          “Non pronuncerai invano il nome di Dio” (Es 20,7): ciò avviene quando, invece, di chiederci cosa voglia il Signore da noi, pieghiamo la sua volontà ai nostri desideri. Vogliamo realizzare ciò che pensiamo giusto e usiamo il nome di Dio per confermarlo. In passato sono state fatte le guerre nel nome di Dio, oggi abusiamo della sua misericordia, autoconvincendoci che tutto ciò che facciamo gli va bene.
-          “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo” (Es 20,8): se non abbiamo mai tempo per Dio; quando gli riserviamo solamente gli avanzi di noi stessi.
-          “Non ucciderai; non commetterai adulterio; non ruberai; non pronuncerai falsa testimonianza; non desidererai la casa e la moglie del tuo prossimo” (20,12ss): Gesù non vuole che le nostre relazioni siamo egocentriche, violente, fondate sull’indifferenza. Egli non vuole che diventi vero il motto latino homo homini lupus (lat. «l’uomo è lupo per l’uomo».
     Aiutaci Signore a prendere coscienza di quanto è profondamente innestato in noi e non ti è gradito. Vieni a liberarci.


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