Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

giovedì 21 gennaio 2016

Dall'ultima udienza di papa Paolo VI


... Nel mondo in cui siamo, il frastuono di voci che vorrebbero captare la nostra attenzione è tale che non è facile capire quali siano le voci degne d’essere veramente ascoltate, e fra quelle ascoltate ...  non è facile distinguere le voci che arrivano a un cittadino del mondo per divertirlo, per informarlo, o per istruirlo. Quali sono le voci che ci obbligano ad ascoltarle, quali sono quelle che meritano, o pretendono d’essere da noi non solo conosciute, per esempio, le voci della cultura, ma che esigono da noi d’essere prese come guida del nostro pensiero e soprattutto d’essere guida della nostra vita? Queste voci dominanti nella nostra vita le chiamiamo le nostre idee. Ciascuno ha le proprie idee, e sono queste che classificano la gente che pensa e che ne determinano il modo di agire.
Tutti sappiamo come oggi questo campo sia invaso da una quantità di idee, che possono giovare alla cultura o all’attività del mondo sociale, ma che per la loro stessa molteplicità, per la loro mutabilità e per la debolezza intrinseca della loro corrispondenza con la verità generano una mentalità sempre problematica e spesso superficiale. L’uomo moderno è assai cresciuto nelle sue conoscenze, ma non sempre nella solidità del suo pensiero, non sempre nella certezza di possedere la verità. Invece ecco il fatto singolare dell’insegnamento della Chiesa.
La Chiesa professa e insegna una dottrina stabile e sicura. Intanto tutti dobbiamo ricordare che la Chiesa, prima d’essere maestra, è discepola. Essa insegna una dottrina sicura, ma insegna una dottrina ch’essa per prima ha dovuto imparare. L’autorità dell’insegnamento della Chiesa non deriva dalla sua propria sapienza, né dal controllo propriamente scientifico e razionale di ciò che ella predica ai suoi fedeli; ma dal fatto che essa annuncia una parola che deriva dal Pensiero trascendente di Dio. È questa la sua forza e la sua luce. Come si chiama questa trasmissione incomparabile del Pensiero, della Parola di Dio? Si chiama la fede.
Su tema di tale importanza e di tale ampiezza, noi ora accenniamo soltanto a tre punti. Il primo è dato dalla natura di questa conoscenza: essa non è contraria alla ragione, ma è superiore alla ragione. Cristo si è fatto maestro nostro per insegnarci Verità, che di per sé superano la nostra capacità d’intelligenza. Solo gli umili le accettano e così vivono in un’atmosfera di sapienza, d’ordine superiore. Ricordate le parole del Vangelo: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» (Matth. 11, 25).
Il secondo punto riguarda la necessità di avere e di professare la fede: «Senza la fede - è scritto nella lettera agli Ebrei - è impossibile piacere a Dio» (Hebr. 4, 6). E quante volte nel Vangelo si fa l’apologia della fede, che il Signore trova scarsa perfino nei suoi discepoli: «Uomo di poca fede - dice il Signore a Pietro che stava per affogare - perché hai dubitato?» (Matth. 14, 31) e lo riporta a galla.
Il terzo punto è un campo immenso di esperienza spirituale: ce lo ricorda San Paolo: «La fede opera mediante la carità» (Gal. 5, 6). Il che vuol dire che nella fede troveremo la pienezza della vita cristiana; vi troveremo la fortezza, la gioia, il conforto della vita divina a noi comunicata.
Così sia per noi! con la nostra Benedizione Apostolica.

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