Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

domenica 14 agosto 2016

Fuoco e divisione?



XX DOM. T.O.

     “Fuoco, divisione”? Qui sembra esserci qualcosa che non va.
Alla nascita di Gesù gli angeli non avevano cantato: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14)? Durante l’ultima Cena non aveva promesso «la pace "sua"», non quella del mondo (Gv 14,27)? E la sera della Resurrezione non venne tra i suoi e donò a essi la Pace  (Lc 24,36; Gv 20,19-22)?
     Ma allora cosa sta dicendo Gesù; di quale fuoco sta parlando?
     Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi” (At 2,1ss). Gesù annuncia chiaramente che dopo il Suo “battesimo” - non  quello al Giordano, bensì sulla croce -, verrà il tempo in cui lo Spirito Santo pervaderà il cuore dei Suoi e li condurrà ad annunciare il Vangelo per le strade del mondo intero. Non è un fuoco che distrugge, ma che fa bruciare di passione e dà coraggio; che mette le ali ai piedi, con un desiderio ardente di far conoscere a tutti le meraviglie di Dio; che brucia i peccati, donando libertà, facendo versare calde lacrime, dovute al ghiaccio interiore che si scioglie; che illumina le tenebre interiori, consentendo a ognuno di conoscere meglio se stesso, gli altri, ma soprattutto, di contemplare il volto di Dio; che tiene lontano il nemico, come il fuoco con cui si tengono a distanza le fiere nel deserto; che scalda il cuore freddo, rendendolo compassionevole.
     Senza la croce non potrà essere donato lo Spirito: “Io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi” (Gv 16,7). Ecco spiegato perché Gesù ha premura: per noi. Egli sa che senza l’azione dello Spirito tutto diventa più difficile, se non impossibile. Egli è disponibile a pagare il prezzo di questo dono, perché per noi nulla è troppo.
      Diversa invece è la parola sulla divisione. Ascoltiamo san Paolo: “Non posso lodarvi, perché vi riunite insieme non per il meglio, ma per il peggio. Innanzi tutto sento dire che, quando vi radunate in assemblea, vi sono divisioni tra voi, e in parte lo credo. È necessario infatti che sorgano fazioni tra voi, perché in mezzo a voi si manifestino quelli che hanno superato la prova. … In questo non vi lodo!” (1Cor 11,17ss). Ci sono divisioni che sono peccato e Dio non le vuole; non dimentichiamo che il padre della divisione è il diavolo (letteralmente Colui che si mette di traverso; che separa). C’è la separazione tra parenti per un’eredità; tra coniugi per un tradimento; tra datore di lavoro e lavoratore per un’ingiusta retribuzione; tra genitori e figli per l’abbandono; tra amici per un insulto ecc …
     C’è però una divisione che è frutto della fedeltà al Vangelo. Il Vangelo, con le sue logiche ed esigenze, può diventare molto scomodo, non solo per quelli di fuori, ma anche per i familiari. Chi sceglie secondo la propria coscienza formata dal Vangelo può trovarsi contro molti nemici: “viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio”  (Gv 16,2). Del resto Gesù l’ha detto: “Se hanno odiato me, odieranno anche voi” e “Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti” (Lc 6,26).
     Di fronte a questa divisione non vi sono che due strade:
-          scegliere la comunione a costo della verità
-          subire la divisione, il rifiuto, l’incomprensione pur di rimare fedeli a Cristo, nella speranza che lo Spirito, presto o tardi, riesca  a illuminare i cuori.

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