Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

domenica 25 settembre 2016

Donami occhi capaci di vedere



XXVI DOM. T.O.

      Perché quest’uomo ricco non ha soccorso Lazzaro?

      Forse perché è semplicemente un egoista e, come tutti gli egoisti, non vede niente e nessuno oltre a sé e alle proprie esigenze. Come può preoccuparsi degli altri chi pensa solo o principalmente a se tesso? E’ più facile che l’egoista riconosca ciò che gli altri non fanno per lui – la sua bocca sarà sempre piena di lamentele -, piuttosto che il contrario. Chi non è capace di alzare lo sguardo sugli altri, ben difficilmente si accorgerà delle loro esigenze e, di conseguenza, ben poco farà per andare loro incontro.
     Può anche essere un uomo dal cuore duro che, pur essendosi accorto della situazione di Lazzaro, ha deciso di non soccorrerlo. Perché preoccuparsi di uno sconosciuto? non è un suo problema, tocca ad altri trovare una soluzione. Magari la sua testa è piena di pregiudizi sulle ragioni che hanno ridotto Lazzaro in quelle condizioni e crede che  meriti o abbia scelto di perdere la dignità in quella maniera.
     In realtà non è detto che sia particolarmente cattivo - infatti quando si troverà all’inferno la sua preoccupazione sarà per i familiari -;  potrebbe anche essere che abbia volutamente scelto di non guardare Lazzaro, perché, a quel punto, non avrebbe più potuto restare indifferente.
     Questo è l’atteggiamento delle persone che hanno una sufficiente umanità, ma che, per qualche ragione non vogliono lasciarsi coinvolgere dai problemi degli altri.
     Del resto solo chi è totalmente privo di umanità non si lascia toccare delle sofferenze altrui e, un conto è parlare dei poveri in generale e un conto è incontrare chi ha un nome e un volto bene preciso e delle piaghe concrete. A volte viene spontaneo fuggire o girarsi dall’altra parte, per non lasciarsi coinvolgere, per non dover dire: e ora cosa faccio?
     Non ve lo nascondo, a volte guardare altrove fa comodo. Altrimenti la coscienza, che non è altro che la voce trasparente di Dio,  costringe a fermarsi e a cercare di lenire il dolore altrui. Ricordiamo la parabola del Buon Samaritano; il Levita e il Sacerdote hanno preferito andare sull’altro lato della strada rispetto al ferito. Può essere che non volessero diventare impuri toccandolo, ma non è improbabile che abbiano scelto di non lasciarsi coinvolgere. Non guardare, autorizza la coscienza  a non agire.
     In fondo, però poco  importa perché quell’uomo ricco non ha agito, il fatto è che non ha agito. A Gesù interessa sottolineare questo: ci sono persone che restano indifferenti alla sofferenza altrui. Oggi Egli chiede a me e a te: tu sei uno così? Quali sono le motivazioni che ti consentono di non accorgerti della sofferenza dei tuoi fratelli?
     Non stiamo a preoccuparci troppo delle applicazioni pratiche, altrimenti ci perderemmo in mille casi discutibili; Gesù ci chiede di leggere nel nostro cuore, a partire dalla concretezza della nostra esistenza, per capire quanto spazio ha il dolore e la fatica  altrui nella nostra vita.
     Egli oggi stigmatizza l’indifferenza e ci ricorda che saremo giudicati su questo.
     Non dobbiamo fare facili discorsi o perderci in giudizi affrettati sugli altri, ma il Signore ci chiedere di lasciarci personalmente provocare. La carità è difficile è impegnativa; è molto scomoda, perché toglie del tuo (il tempo, le risorse, gli spazi …), per regalarlo ad altri, ma il Signore ce la ripropone oggi e mi dice: “Non voltare lo sguardo, non andare dall’altra parte della strada; se puoi, fatti carico di tuo fratello e di tua sorella. Un mondo dove troppi guardano altrove o solo il proprio ombelico, non può che essere un mondo disumano. Lasciati toccare dalla fatica di chi ti sta accanto; le soluzioni forse non saranno a portata di mano, ma il calore del cuore ti renderà fantasioso. In ogni caso il tuo sguardo avrà già aiutato l’altro a non sentirsi completamente solo”.

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