Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

sabato 1 ottobre 2016

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XXVII DOM. T.O.

     Signore:“Accresci in noi la fede!” (Lc 17,6); quante volte anche noi come gli apostoli ci siamo sentiti inadeguati, magari perché ci è capitato di entrare in contatto con persone che ci hanno dato l’impressione di avere una fede profonda – forse ci è scappato detto: “Vorrei avere la tua fede” -; o quando abbiamo letto la biografia e le esperienze di Santi che ci hanno particolarmente affascinati.
 
     In realtà Gesù sembra dirci: “Non preoccuparti se la tua fede e tanta o poca, ma lascia che la fede che hai diventi operativa nella tua esistenza. Se ti preoccupi troppo di farla crescere, rischi di non far germogliare quella che hai”. E’ come nel caso di coloro che aspettano sempre un di più per cominciare a fare qualcosa: quando avrò tempo; quando avrò finito gli studi; quando vincerò alla lotteria; quando me la sentirò …. e intanto il tempo passa invano. Dio non ha bisogno di grandi cose, per fare grandi cose. Ricordiamo che per moltiplicare il cibo per cinquemila persone si è servito solo di pochi pani e pesci. Pensiamo alla vedova che ha messo nel tesoro una moneta che non valeva nulla.  
          Scrive Dietrich Bonhoeffer: “Solo chi obbedisce crede. … Bisogna fare un primo passo nell’obbedienza, perché la fede non diventi un pio autoinganno …. Tutto dipende dal primo passo. … Il primo passo deve allontanare Pietro dalle sue reti, farlo uscire dalla sua barca, deve allontanare il giovane ricco dalle sue ricchezze. Solo in questa nuova esistenza creata dalla fede si può credere” (Sequela, 17). Questo significa che la fede non nasce e cresce da un ragionamento, ma a partire da una sequela. La fede”cresce” se iniziamo a seguire Gesù concretamente a frequentarlo; inevitabilmente la fede maturerà, come avviene nelle relazioni umane: frequentando le persone, condividendone l’esistenza, le si conosce e si impara a fidarsi. Dio non può essere conosciuto solo per sentito dire, perché in questo caso non ci si potrà mai fidare fino in fondo di Lui. Stando con Gesù, Egli si rivelerà a noi.
     Cominciamo a stare con Gesù, non a guardarlo da lontano, ad accontentarci che altri ci parlino di Lui e allora ci accorgeremo che già ora è possibile sradicare l’albero del rancore e  piantarlo nel mare della misericordia;  combattere senza sosta contro il nostro peccato e tenerlo lontano; lasciare che la nostra autonomia si apra alla sequela del Signore; che l’egoismo si trasformi lentamente in carità; le nostre visioni teologiche, “il Vangelo secondo me”, si immergano nella fede della Chiesa; il dolore e la fatica di vivere lascino il posto al gusto della vita.
    Ecco poi un altro problema: la ricompensa per la fede. Quanti credono che la fede o ancora peggio, la pratica della religione, diano diritto a un trattamento speciale.
  Gesù ci ricorda che non possiamo vantare diritti verso Dio; tutto ci viene donato gratuitamente da Lui, ma non perché siamo stati bravi.
     Il testo italiano usa un’espressione che rischia di essere forviante, quando dice che siamo “servi inutili”; non ci piace per niente questa cosa. Una traduzione migliore potrebbe essere, «siamo semplicemente schiavi», in inglese traducono unpròfitable che significa “senza profitto” ossia che non facciamo il nostro lavoro per guadagno o per utile, ma per dovere e gratuitamente: semplicemente perché siamo Suoi e apparteniamo a Lui. Essere servi inutili equivale dunque ad agire nella gratuità, nella consapevolezza di essere stati creati per questo.
     Un cristiano non è inutile, anzi è importantissimo; Gesù ci ha detto che siamo “sale della terra “ e “luce del mondo”, questa è la nostra vocazione comune; con il Battesimo, Dio ci affida questa condizione di vita.
     Allora Signore, non Ti diciamo più: “Accresci la nostra fede”, ma aiutaci a stare con Te; a non ragionare troppo su di Te, ma a frequentarti, così che possiamo riconoscere la Tua voce, come la Maddalena davanti al sepolcro; a percepire il Tuo profumo, mentre Ti avvicini; a vedere i segni della Tua presenza dove gli altri non vedono nulla. Donaci di godere della nostra condizione di Cristiani, non per i premi che un giorno potrai darci, ma per la bellezza di un’esistenza che già oggi ha un sapore straordinario”.


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