Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

domenica 8 ottobre 2017

Fa' che torniamo a Te



     In queste ultime settimane il Signore Gesù ci ha detto che Dio è paziente e sa fare spazio anche agli ultimi arrivati; che non gli importano tanto le parole che diciamo, ma i fatti che compiamo. Sant’Antonio di Padova ci direbbe: “Tacciano le parole, parlino le opere” (Da i Discorsi I, 226).

     Ancora una volta una vigna consente al Signore Gesù di parlarci e di aiutarci a leggere la realtà, per decifrarla; solo così possiamo edificare un presente solido e garantirci un futuro.
    Gesù è la Verità e non può che insegnarci a fare verità. Perché? Perché anche se chiudiamo gli occhi o nascondiamo la realtà, questa produce comunque i suoi frutti.
     Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia
” (Is 5,5s); sono parole molto dure, soprattutto se confrontate con l’elenco dei segni dell’amore di Dio per il Suo popolo, cantate poco prima. A questo popolo paragonato a una vigna scelta, piantata sopra un fertile colle; dissodata e sgombrata dai sassi, composta di viti pregiate, il profeta annuncia rovina.
     Cosa è successo?
     Egli (Dio) si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi” (Is 5,7).
     Andando a scorrere i versetti che seguono, abbiamo le idee più chiare: “Guai a coloro che si tirano addosso il castigo con corde da tori e … con funi da carro … Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro. Guai a coloro che si credono sapienti e si reputano intelligenti. Guai a coloro … che assolvono per regali un colpevole e privano del suo diritto l’innocente … hanno rigettato la legge del Signore …, hanno disprezzato la parola del Santo d’Israele. Per questo è divampato lo sdegno del Signore contro il suo popolo (Is 5,18; 20ss). Il profeta dice che la causa della rovina, è dovuta al capovolgimento della verità, ridotta al rango di menzogna e alla disonestà. Gesù poi allarga ulteriormente il discorso, dicendo che, coloro che hanno cercato di appropriarsi di ciò che è di Dio, alla fine hanno voluto uccidere Dio stesso, convinti di diventare finalmente liberi.
    Permettetemi di citarvi allora un sorprendente testo di Nietzsche: “"Dove se n’è andato Dio? … ve lo voglio dire! Siamo stati noi a ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? … Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! … Quanto di più sacro e di più possente il mondo possedeva fino a oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli. … Si racconta ancora che l’uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diverse chiese e qui abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?” (La gaia scienza, aforisma 125). Secondo Nietzsche, Dio è stato ucciso nell’indifferenza; Dio è morto tra uomini distratti, senza la tragedia che l’enormità del fatto avrebbe dovuto comportare.  Dio è ucciso laddove non gli si consente di vivere, dove lo si emargina o lo si riduce a un vago ente lontano e ininfluente nelle scelte fondamentali dell’esistenza.
     Scrive ancora Nietzsche: “In realtà, noi filosofi e spiriti liberi, alla notizia che il vecchio Dio é morto, ci sentiamo come illuminati dai raggi di una nuova aurora; il nostro cuore ne straripa di riconoscenza, di meraviglia, di presagio, d'attesa. Finalmente l'orizzonte torna ad apparirci libero, anche ammettendo che non é sereno, finalmente possiamo di nuovo sciogliere le vele alle nostre navi, muovere incontro a ogni pericolo; ogni rischio dell'uomo della conoscenza é di nuovo permesso; il mare, il nostro mare, ci sta ancora aperto dinanzi, forse non vi é ancora mai stato un mare così aperto” (La gaia scienza). Noi invece ci lasciamo provocare dalla Parola di Dio e diciamo che,  niente di buono può scaturire dall’emarginazione di Dio dalla nostra vita personale e sociale. “Da te mai più ci allontaneremo, facci vivere … Signore … fa’ che ritorniamo, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi” (Salmo 79).

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