Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

domenica 23 febbraio 2020

Il mondo è molto preoccupato per il Coronavirus

VII DOM. T.O.

Il mondo è molto preoccupato per il Coronavirus;
intere città all’estero e paesi qui da noi, vengono chiusi dentro un cordone sanitario di sicurezza; Facebook è pieno di messaggi più o meno allarmati e allarmanti relativi alla diffusione del virus. Tanti si preoccupano, giustamente, di ricordare quali comportamenti sono opportuni per evitare il contagio.
Oggi proviamo ad ascoltare il Vangelo, con lo stesso spirito con cui ci stiamo preoccupando del Coronavirus. Non è un abuso, perché il male e la violenza sono davvero un virus mortale, molto più diffuso della malattia suddetta e, capaci davvero di fare strage.
«Tallo est similitudo vindictae, ut taliter quis patiatur, ut fecit»1 (il taglione è la proporzione della vendetta, cosicché uno subisca in modo equivalente a quanto fece). «Taglione» non è un grosso taglio, è una parola che deriva dal tardo latino talio/talionis e che significa tale; di conseguenza lo ius talionis è il diritto di infliggere un’offesa tale a quella che si è ricevuta. Certo è un enorme passo avanti rispetto al passato, nel quale ci poteva essere qualsiasi sproporzione tra l’offesa e la difesa: “Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette» (Gen 4,23s); “Entrarono indisturbati nella città e uccisero tutti i maschi. ... si buttarono sui cadaveri e saccheggiarono la città, perché quelli avevano disonorato la loro sorella. Presero le loro greggi e i loro armenti, i loro asini e quanto era nella città e nella campagna. Portarono via come bottino tutte le loro ricchezze, tutti i loro bambini e le loro donne e saccheggiarono quanto era nelle case” (Gen 34,25ss).
Attraverso la vendetta sembra che l’offesa sia, in qualche modo, riparata, in realtà non si ha che una moltiplicazione del male. Come l’eco produce la ripetizione di una parola, così la violenza genera violenza e l’odio genera odio.
Oggi Gesù ci propone un modo di vivere che taglia le radici al male, gli impedisce di moltiplicarsi e di produrre i suoi frutti di morte e di dolore. Si presenta davanti ai nostri occhi un modo di agire capace di rivoluzionare la storia. Altro che la religione “oppio dei popoli”.
Mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi. … Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; ... vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme(Ez 36,23ss). Ancora una volta e con ancor più evidenza, ci è chiaro più che mai che, se il cuore è ancora di pietra, mai sarà realizzabile ciò che il Signore ci chiede. Senza il “cuore nuovo”, purificato dall”acqua pura” che viene da Dio, non potremo mai vivere il comandamento dell’amore come Gesù ce lo chiede. Se scegliamo di applicare i criteri “umani”, difficilmente potremo vivere in maniera evangelica.
Padre Jacques Mourad (monaco siriano) racconta i giorni di violenze, vessazioni, privazioni, torture psicologiche e fisiche, seguite al suo rapimento (31 agosto 2015) a opera dei fondamentalisti islamici. Dopo i primi tre mesi di prigionia a Raqqa, era stato trasferito in un carcere vicino Palmira, dove aveva ritrovato duecentocinquanta cristiani della sua comunità. Quel giorno ricevette la visita un gruppo di capi jihadisti. “Questi cinque uomini dell’Isis mi portarono in una piccola stanza e il loro capo iniziò a leggermi una dichiarazione del califfo al Baghdadi, il leader dell’Isis, indirizzata ai cristiani di Qaryatein. Si trattava di una lunga serie di leggi per noi cristiani che vivevamo sotto il potere dello Stato islamico”. Padre Jacques apprende con grande sorpresa che la sua comunità sarebbe stata riportata a Quaryatein, che diventava però per loro una sorta di carcere a cielo aperto. Sarebbero stati sottoposti a una serie di pesanti divieti, ma avrebbero potuto di nuovo celebrare la Santa Messa. “Questa notizia fu per me un miracolo inaspettato”, ci confida quasi commuovendosi. “Non credevo di poter tornare a celebrare l’Eucarestia e ricevere la Comunione. Fu per me un grande dono di misericordia da parte di Dio”. Durante il colloquio, padre Mourad cerca però capire perché il Califfato aveva scelto di riportarli a casa.Il capo jihadista mi rispose che lo avevano deciso in quanto noi cristiani di questa comunità non avevamo portato le armi contro i musulmani. Fu una risposta che mi colpì molto e mi fece capire tante cose. Capii soprattutto che chi decide di non praticare la violenza può con la sua scelta cambiare l’attitudine di coloro che sono abituati ad imbracciare le armi. Siamo stati salvati grazie alla nostra vocazione di cristiani, testimoni di pace”.
Oggi Gesù ci chiama a una forma diversa della legge del taglione: «Talis Pater, talis Filius», tale il padre, tale il figlio. Il cristiano è colui che rende presente il volto di Dio nella storia; non di un dio qualunque o, peggio ancora, di una divinità pagana assetata di sangue, ma di quel Dio che si è mostrato in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Le parole, i gesti, gli sguardi di Gesù manifestano Dio; a ciascuno di noi, se vogliamo essere dei Suoi, dice l’apostolo Giovanni: “Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato” (1Gv 2,6).
Signore, prendi il nostro cuore, purificalo dai germi dell’odio e della violenza; rompi la durezza della pietra e trasformalo in carne; riempilo del Tuo amore.
1Isidoro di Siviglia, Etymologiarum sive originum libri XX,

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