Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

mercoledì 31 luglio 2013

Riflessioni di una giovane missionaria


The meaning of life…

Anche chi non conosce la lingua inglese avrà capito…. Il senso della vita… qual’ è?! Ce n’ è solo uno, oppure ognuno di noi ha il suo?! Lo trova solo chi si dà da fare a cercarlo o arriva da lui, nelle menti, a una determinata età, magari?!
Io ho iniziato a pensarci quando avevo 22 anni
e tutto quello che avrei potuto desiderare: salute, famiglia, amici, lavoro, soldi, casa, ferie al mare, week end in montagna, motoGP al Mugello e ultimo dell’ anno a Praga, … in tre parole:  Amore, Sicurezza, Libertà. Ma, paradossalmente non bastavano e mi chiedevo dove avrei dovuto cercare per trovare la spina. Il mio cuore, l’ interruttore generale, era lì, pronto da sempre, funzionante come nuovo. Manca qualcosa -mi dicevo- manca l’ elettricità che permetta alla luce di cambiare tutto pur lasciando apparentemente tutto uguale. Come quando a New York c’ è il black out: i grattacieli sono lì, ma non li vedi; poi, improvvisamente scoppia la luce. Il botto sordo fa tremare iride, pupilla e retina quando si accendono le migliaia di finestrelle che da terra si elevano fino al cielo.  E la vita, che fino a solo un minuto prima sembrava assopita, corre via  in tutte le direzioni. Davanti a questo spettacolo si rimane impalati,  a bocca aperta. Ma per quanto tempo?  Il fatto è che ci si abitua troppo presto allo straordinario; ci si abitua a tutto troppo in fretta e niente ci sorprende più. Vestiti, macchine, telefoni, viaggi da sogno, … c’ è chi lavora duro per poterseli permettere, chi fa sacrifici e rinunce, ma poi una volta raggiunto l’ obiettivo non se lo gusta come magari si gustava quell’ unico gelato della giornata al mare, la sera, in passeggiata coi genitori!  Perché? Cosa manca? Cosa si è perso?  Il senso.
Il senso è la direzione che diamo alla freccia pronta a scoccare dal nostro arco. Ma, sappiamo dove vogliamo andare? Siamo esseri pensanti, dotati della ragione, non dovremmo accontentarci di andare trascinati dalla carovana, come i Tuareg del deserto sahariano che non hanno alternativa se non quella di spostarsi in massa alla ricerca di pascoli verdi per le loro bestie. Con questo, non intendo dire che la loro sia una decisione spropositata, anzi. È la vita che chiama, che urla, che incita a disfare le tende e a mettersi in marcia.
Io sono sicura che ognuno di noi abbia sentito almeno una volta questo “richiamo alla rinascita”, quella voglia di ricominciare, di lottare per qualcuno o qualcosa per cui ne valesse la pena. Forse da adolescenti o ragazzi si è più coraggiosi, scaltri. Si osa di più. O forse non si è ancora totalmente sprofondati nelle sabbie mobili del tempo, che ci assorbe a tal punto da illuderci di non essere mai abbastanza per fare quelle cose che vorremmo.  Quante volte, noi qui, ci sentiamo dire: “Se avessi tempo, farei anche io un’ esperienza missionaria”, oppure “Gli impegni quotidiani sono talmente fitti  che non ho proprio il tempo materiale per pregare”. Il tempo. Il  tempo che non c’ è , che non basta. Che non si cerca, in verità. Come il senso. Penso siano correlati.
Vi capita mai di mettervi alla finestra della vostra stanza o del vostro ufficio e guardare fuori, osservare le macchine e i motorini passare, i ragazzini tornare da scuola, la vicina di casa spingere la carrozzina col nuovo nato, i ciclisti sfrecciare?! Che voi ci siate o no dietro quel vetro, non cambia nulla fuori, non cambia nulla nel mondo. Vero o no? Ma se riusciste a farvi guardare dal mondo, a vedervi come allo specchio riflessi nella vostra città come nella vostra famiglia, scoprireste di avere un ruolo, un compito, una missione molto importante che NESSUN ALTRO eccetto voi può portare a termine. Rieccolo: il senso.
Se potessimo, oggi, prenderci il tempo e chiederci come fosse la prima volta cosa siamo chiamati a fare in questa vita, qual’ è il nostro posto nella storia, cos’ è che scalcia nel nostro cuore come un bimbo nel ventre divenuto troppo piccolo per lui, scopriremmo, con molto stupore, di dover pescare le nostre risposte in un lago d’ amore! Abbiamo continuamente bisogno di amare e di essere amati. Siamo fatti così! Siamo fatti di capelli mossi o lisci, di occhi chiari o scuri, di pelle bianca o nera e siamo fatti tutti quanti di amore, ma un amore elargito a maniche larghe, senza badare a sprechi, a tal punto che ne abbiamo nel cuore che batte forte, negli occhi lucidi, nelle gambe tremolanti, nel peso che avvertiamo sullo stomaco, nelle braccia che si aprono per stringere dolcemente, nelle mani, …   E, se ci pensate bene, ognuno di noi ama in modo diverso, si prende tempi diversi, dirige le proprie attenzioni verso soggetti diversi, caratteri diversi, passati ed esperienze diverse.  
Guerre, morti ingiuste, carestie, bugie, calunnie, gelosie, … che senso hanno?! Nessuno. E allora perché esistono e sono così frequenti? Perché non c’ è amore. L’ amore dà un senso, perché ci mette a rovescio, tira fuori ciò che è dentro senza timore di essere giudicati o disprezzati.
Ritorniamo dunque ad affacciarci alla nostra finestra e prendiamo in mano l’ arco.  Adesso sappiamo cosa usare per tendere la corda. Dobbiamo solo mirare, scegliere la direzione e il bersaglio. Qualsiasi cosa accada dopo, avrà un senso e la nostra freccia caduta a terra indicherà la direzione da seguire a qualche altro pellegrino sulla terra in cerca del suo meaning of life.

Federica Maifredi                                                                                                                                                     Comunità Missionaria Intervocazionale Cuori Grandi





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