Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

lunedì 5 gennaio 2015

La luce splende nelle tenebre



EPIFANIA DEL SIGNORE

     Il termine Epifania significa apparire, splendere. E’ un’espressione usata anche per indicare il sorgere del sole. Da 2000 anni questo termine ha un nuovo significato:
oggi è l’Epifania del Signore, non la befana. Non siamo qui per festeggiare una vecchia che vola su una scopa, ma Gesù che si è manifestato al mondo: “Là pose una tenda per il sole che esce come sposo dalla stanza nuziale, esulta come prode che percorre la via. Egli sorge da un estremo del cielo e la sua corsa raggiunge l'altro estremo: nulla si sottrae al suo calore” (Salmo 18,6s).
     Dal momento della Sua nascita la prima epifania è stata per i pastori, gli emarginati del popolo d’Israele, gente semplice, povera, addirittura disprezzata, tanto da essere considerata inabili all’ufficio di giudice e anche a essere testimoni in un processo, poi l’altra per i pagani,  coloro che non appartenevano al popolo eletto.
     Queste due categorie di persone rappresentato di fatto degli estremi;  la luce di Cristo non è riservata ad alcuni, ma è per tutti, indipendentemente dalla lingua, dal popolo d’appartenenza, dalla condizione socio-economica.
     L’Epifania è allora la memoria di Dio che,  come il sole che sorge, illumina e riscalda ogni uomo e donna. E’ un messaggio antico, ma che ha bisogno di essere continuamente riascoltato, perché sempre si rinnova la tentazione di considerare qualcuno  escluso dall’amore di Dio. In realtà ci si può solamente autoescludere.
     A Dio che ci viene incontro si può reagire in due modi, rappresentati, da una parte dai pastori e dai Magi e dall’altra da Erode. I verbi che caratterizzano l’agire e i sentimenti dell’uno e degli altri possono aiutarci a capire.

ERODE: Restò turbato; Si informò; Chiamò i magi; Chiese accuratamente per potere andare e adorare.
I PASTORI: Andarono in fretta; Se ne tornarono glorificando e lodando Dio.
I MAGI: Giunsero dalle regioni orientali chiedendo dove fosse il re dei Giudei; Avendo visto l stella dove era il bambino si rallegrarono di gioia grande; Adorarono; Offrirono doni.

     Erode rappresenta la fede morta, l’immobilità; non si è spostato dal suo palazzo, ma ha convocato, prima i sacerdoti e gli scribi, poi i magi. All’occhio inesperto potrebbe sembrare anche questo un modo per cercare la verità, seppure per interposta persona. In realtà a Erode la notizia della nascita del bambino, ha recato turbamento, spavento e paura, perché in Gesù egli non ha riconosciuto la luce che viene né il Signore che risplende,  ma un ostacolo al suo potere.
Erode ha percepito Dio come limite ai suoi progetti.
     Ecco allora le sue macchinazioni per spegnere quella luce, dimenticando che là dove la luce viene meno, restano le tenebre e il freddo. Non ci stupiamo; Erode non ha guardato in faccia nessuno, nemmeno la propria moglie e  alcuni dei suoi figli  che, fece uccidere per timore che lo spodestassero.
     I pastori e i magi invece sono coloro che hanno cercano in prima persona, che si sono smossi dalle loro certezze e si sono messi in cammino.
    Da una parte ci sono degli ignoranti, dall’altra dei coltissimi sapienti, ma entrambi hanno scoperto la Verità, perché si sono messi  in moto. Quanta strada hanno fatto quei magi a dorso di cammello, col rischio di viaggiare per nulla! E quale disponibilità, per loro che erano pagani, a cambiare, a lasciarsi illuminare.
     Dio si è lasciato e si lascia trovare da chi con sincerità lo cerca, da chi lo vuole trovare.
     L’Epifania allora ci interroga; siamo uomini in cammino, in ricerca concreta della Luce, disponibili a lasciarci illuminare oppure siamo immobilizzati dalle nostre certezze, incapaci di seguire le strade che portano al Cristo?






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