Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

domenica 18 ottobre 2015

Non per essere serviti, ma per servire



XXIX DOM. T.O.

        “A queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato” (Mc 10,22). Questa è la conclusione dell’incontro di Gesù con un uomo ricco. E’ questa la conclusione dell’incontro tra un uomo desideroso di vita, ma non sufficientemente libero per fare quanto necessario per accoglierla.     Oggi Gesù riceve un’altra domanda:
 “Vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiediamo” (10,35). Il Signore ha appena annunciato ai suoi che “sarà consegnato ai capi dei sacerdoti …; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno” (10,33); ci aspetteremmo una qualche domanda di chiarimento, un  segno di compassione, forse anche paura, invece questi due fratelli sono solo capaci di domandare posti di potere. Ebbene sì, stare alla destra e alla sinistra non è altro che la richiesta formale dei primi posti in un futuro governo. Oggi richiederebbero la Presidenza del Consiglio e il Ministero degli Interni.
      Da questa domanda possiamo dire che i nostri due discepoli, oltre che dotati di scarsa umanità, sono seriamente autocentrati; vedonoiIn Gesù lo strumento per realizzare il proprio desiderio di emergere e di potere. La loro preghiera del “Padre nostro” deve subire delle modifiche: “Venga il nostro regno e Tu fa la nostra volontà …”.
     Gli altri Apostoli si indignano, ma non Gesù che, al contrario continua il suo lavoro pedagogico e li aiuta lentamente a cambiare il cuore. Egli sa che è inutile sgridarli, non ne caverebbe nulla di buono. L’amore è paziente, benevolo, non si adira, tutto scusa, tutto spera, tutto sopporta dice san Paolo. La carità cura, non ferisce.
    Non è la prima volta che questi due fratelli fanno una magra figura; una volta hanno chiesto a Gesù di “fulminare” alcune persone a loro non gradite; hanno mandato avanti la mamma per chiedere a Gesù il potere; eppure alla fine Giacomo darà la vita per il Signore e Giovanni si vedrà affidare la Vergine Maria. Giovanni quando parla di sé, si definisce il discepolo amato, prediletto. Giacomo e Giovanni, insieme a Pietro avranno anche il privilegio di assistere alla Trasfigurazione.
    Gli altri apostoli, come abbiamo già detto, si sono indignati, forse perché avendo lo stesso desiderio, si sono visti superare dai due fratelli più scaltri. Non c’è che dire: Gesù ha proprio scelto il meglio.
     Ci consola tutto questo, perché non c’è dubbio che anche noi abbiamo bisogno di crescere, di maturare nella fede e sappiamo che Dio ce ne concede il tempo e ci accompagna, se ci lasciamo accompagnare.
     I discepoli sono convinti che Gesù instaurerà un regno come tutti gli altri, con un Re, dei Ministri, dei sudditi; un trono, una corona ecc … Certamente Gesù sarà Re, avrà un trono e una corona, ma molto diversi da quelli attesi. La croce e il casco di spine saranno l’incoronazione di un Re che propone come unica logica quella del servire fino al sacrificio.
     Proprio Giovanni dirà nella sua prima  lettera: “Chi  dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato” (1Gv 2,6); questo significa che, anche se non subito, ha compreso la logica di Gesù. Il regno di Dio, è caratterizzato non dal servirsi degli altri, a partire da Dio stesso, ma dal servire, perché il Signore “non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la vita in riscatto per molti” (Mc 10,45).
     Ci sono alcuni segni che ci dicono se siamo nella logica del servizio:
-          Disponibilità;
-          Perseveranza, anche quando non c’è soddisfazione, si è stanchi, non ringraziati;
-          Ascolto, per comprendere di cosa ha realmente bisogno l’altro e non per realizzare se stessi, offrendo ciò di cui l’altro non sa che farsene;
-          Assenza di permalosità, quando si deve agire senza il riconoscimento altrui o addirittura il biasimo.
  
 bene.

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