Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

domenica 13 maggio 2018

Sei con noi


ASCENSIONE

          “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2,15). Dio ha fiducia nell’essere umano, tanto da affidargli i propri beni
: “Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì” (Mt 25,14s). Nonostante i tradimenti e i fallimenti, Dio Padre continua a credere in noi. Evidentemente egli sa che, nonostante tutto, possiamo farcela.
     Dobbiamo imparare a guardare l’essere umano con gli occhi di Dio, così impareremo a conoscerlo per ciò che è realmente, contemplando la sua straordinaria dignità: l’essere umano non è cattivo, ma può fare cose cattive; non è brutto, ma può dire e fare cose brutte; non è un fallito, ma peccando, può sbagliare strada e andare lontano dal proprio bene; non è un piccolo elemento, eliminabile, di un grande ingranaggio, ma il luogotenente di Dio; non un super essere, ma una creatura fragile, bisognosa della comunione con il suo creatore, ecc …
     Gesù continua a fidarsi e per questo affida ai discepoli di ANDARE e SALVARE. Egli manda quegli Undici che ha appena rimproverato per la loro incredulità e durezza di cuore. Non poteva che essere così, altrimenti il Signore avrebbe dato vita a un club esclusivo, a un corpo di elite, destinati a pochi, se non pochissimi uomini speciali. Invece il Signore preferisce dare un possibilità di maturazione e di crescita. Dio ci dà la possibilità di essere in RITARDO, perché ognuno di noi è più prezioso dei risultati immediati. La Sua misericordia è il dono per chi è rimasto indietro o ha sbagliato strada. Gesù ritorna al Padre, non per abbandonare, ma per essere presente in altro modo: “Quello che era visibile del nostro redentore è passato nei riti sacramentali” (San Leone Magno). Noi abbiamo la responsabilità di essere mediatori credibili della Sua presenza.

     Alla fiducia di Dio si può rispondere con l’indifferenza, continuando a vivere come se Lui non ci fosse (pericolo anche per noi cristiani praticanti) o con una disponibilità fattiva e concreta.
     Il Si a Dio è frutto della consapevolezza della fiducia che il Signore ci riserva e del senso di responsabilità. La salvezza di chi ci cammina a fianco può dipendere da noi, come la nostra salvezza personale può dipendere dagli altri. Non possiamo essere di quelli che, pur sapendo della malattia di qualcuno e, conoscendone la cura, la teniamo nascosta, favorendone la morte. Gesù ci dice che gli uomini hanno il diritto di ricevere il Vangelo e il Battesimo e noi abbiamo il dovere di annunciarli. Saremo giudicati su questo. Gesù non è uno tra i tanti, da mettere al pari di un Budda o Maometto, ecc … Egli è Dio, l’Unico Salvatore del mondo.
     Il Vangelo annunciato porta delle bellissime conseguenze in chi lo accoglie:
scacceranno i demoni: perché l’azione diabolica che, sarà permanente e astuta, non avrà efficacia. L’uomo evangelico è libero, non ha padroni;
parleranno lingue nuove:  perché saranno portatori della verità e non si limiteranno a ripetere ciò che dicono tutti. Sapranno dire all’uomo, ciò di cui l’uomo ha bisogno e non gli venderanno illusioni:
prenderanno in mano i serpenti: perché pur vivendo dove vivono tutti, saranno immuni dai condizionamenti culturali velenosi, dalle logiche malata; dalle visioni distorte sull’uomo. Non ci sarebbero state le conseguenze nefaste del Comunismo, del Nazifascismo e del liberalismo, se i cristiani avessero contrapposto alla menzogna la verità di Cristo; se avessero riconosciuto in quelle ideologie il serpente;
imporranno le mani ai malati: si faranno carico con carità delle ferite dell’uomo, si fermeranno e non tireranno diritto dinanzi a chi è nel bisogno.

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