Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

sabato 8 giugno 2013

Non piangere


X DOMENICA T.O.

    “I loro idoli sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Le loro mani non palpano, i loro piedi non camminano; dalla loro gola non escono suoni!” (Salmo 115,4ss). Le parole di questo salmo sintetizzano bene la situazione di chi si affida agli idoli: il totale abbandono, la solitudine. E’ la stessa esperienza che vissero i “profeti” di Baal, provocati dal Elia: “non vi fu voce, né chi rispondesse” (1Re 18,26).

     Ben diversa è la condizione di chi confida in Dio, infatti Gesù “si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!» (Lc 7,14). Per noi Dio non è solamente un essere lontano e astratto, ma il concreto “compagno” di vita: Dio ci parla, ci tocca. In una lettera santa Chiara di Assisi scrive ad Agnese: “Il suo amore vi farà casta, le sue carezze più pura, … la sua bellezza è più seducente, il suo amore più dolce ed ogni suo favore più fine. … Egli ha ornato il vostro petto di pietre preziose; alle vostre orecchie ha fissato inestimabili perle; e tutta vi ha rivestita di nuove e scintillanti gemme, come a primavera, e vi ha incoronata di un diadema d’oro, inciso col simbolo della santità”; tutto parla di relazione fisica, non di semplici idee e pensieri.

    Oggi i passi di Gesù si incrociano con quelli di una donna, che vive l’esperienza della solitudine più radicale. Per lei il Signore prova compassione, perché vede la ferita che sanguina in lei. Per noi la compassione è un sentimento di partecipazione al dolore altrui, ma che, spesso, non porta a nulla, invece per Gesù è  davvero un com-patire, patire-insieme, che lo porta ad agire per alleviare la sofferenza. Da quella compassione rinasce la vita. Egli rende il figlio alla madre.

     E’ inevitabile chiederci: perché Gesù non ha la stessa compassione per noi? perché ha risuscitato così poche persone e lascia che viviamo la fatica, a volte lacerante, del lutto?

     Con queste resurrezioni Gesù manifesta, che Dio è Signore della vita, ma anche, che la morte fa parte della nostra storia. Siamo destinati ad attraversare questo varco. La morte non è un salto nel nulla, ma passaggio da vita a vita.

     A noi è data la possibilità di guardare alla morte con occhi diversi. Anche a noi Gesù dice: “Non piangere”, e le lacrime possono asciugarsi proprio perché la morte viene riconosciuta per quello che è, il passaggio verso “la gioia piena e dolcezza senza fine”. Scrive Giulia, la ragazzina bergamasca morta nel 2011 a 13 anni: “Ora so che la mia storia può finire solo in due modi: o grazie a un miracolo, con la completa guarigione, che io chiedo al Signore, perché ho tanti progetti da realizzare. E li vorrei realizzare proprio io. Oppure, incontro al Signor, che è una bellissima cosa. Sono entrambi due bei finali. L’importante è che … sia fatta la volontà di Dio … So che dopo la morte c’è il Signore, ritorno da Lui. Lui è tanto buono, mi prende tra le sue braccia. C’è la Madonnina. Che bello conoscerli” (Giulia Gabrielli,  Un gancio in mezzo al cielo, Paoline 83).

     Gesù però ci ha lasciato anche un sacramento tanto bello quanto incompreso, segno della sua compassione, attraverso il quale ancora oggi si avvicina a noi, ci tocca e ci parla e può guarirci: l’unzione degli infermi, conosciuto in passato come estrema unzione.

     Purtroppo la nostra poca fede, ci spinge a evitarlo, quasi con scaramanzia, ostacolando così la possibilità di Dio di venirci in soccorso. Molti pensano che sia da richiedere quando la persona è oramai incosciente, così che non si spaventi, invece sarebbe da richiedere proprio quando ancora c’è possibilità di guarigione. Ascoltiamo le parole che il Vescovo pronuncia il Giovedì santo per consacrare l’olio necessario per il sacramento: “O Dio, Padre di consolazione, che per mezzo del tuo Figlio hai voluto recare sollievo alle sofferenze degli infermi, ascolta la preghiera della nostra fede: manda dal cielo il tuo Spirito Santo Paraclito su quest’olio, frutto dell’olivo, nutrimento e sollievo del nostro corpo; effondi la tua santa  benedizione perché quanti riceveranno l’unzione ottengano conforto nel corpo, nell’anima e nello spirito, e siano liberati da ogni malattia, angoscia e dolore. Questo dono della tua creazione diventi olio santo da
te benedetto per noi, nel nome del nostro Signore Gesù Cristo”.
 

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