“Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton
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mercoledì 21 gennaio 2015

Uomo del mio tempo, di Salvatore Quasimodo


Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne
, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo
. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi»
. E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.

sabato 26 novembre 2011

Senza ragione





Sembra che pianga questa pioggia o dolce rumore
Si scioglie il mondo dietro i vetri un grigio stupore
Io piango senza una ragione cosa faccio qui
Cosa non va senza ragione
Senza né odio né dolore piango dentro il cuore
Cosa non va senza ragione
Non c'è ragione senza ragione
Non c'è ragione
Il canto della pioggia per il cuore appeso al vuoto
Guardo un libro di Verlaine dai sentimenti neri
Ma che cos'è questo languore male all'anima
Cosa non va senza ragione
Senza né odio né amore piango dentro il cuore
Cosa non va senza ragione
Non c'è ragione senza ragione

lunedì 3 ottobre 2011




Che ho io perché la mia amicizia chiedi?
Che vantaggio ti viene, Gesù mio,
Che alla mia porta, asperso di rugiada,
Passi le notti dell’inverno oscure?

Quanto furono dure le mie viscere
A non aprirti! Che delirio insano,
Se il freddo gelo della mia apatia
Seccò le piaghe alle tue piante pure!

L’angelo, quante volte mi diceva:
“Anima, affacciati ora alla finestra,
Vedrai con quanto amore insiste e chiama!”.

E quante volte, altissima bellezza,
“Domani gli apriremo”, rispondevo,
Per rispondere lo stesso l’indomani!

Lope Feliz De Vega Carpio

giovedì 25 agosto 2011

Da chi vive accanto a chi muore

Una vita.... posata su un letto, come una cosa, come un oggetto.
Sogni, paure, rabbia, speranza, disperazione, futuro e passato, parole e risate, piccoli gesti,
tutto racchiuso lì, in quella cosa posata su un letto...
E ognuno arriva, le parla, le urla, la accarezza, la sposta, la lava,
la cura con mille gesti freddi, professionali,
oppure teneri, umani, ma spesso lontani da lei...
Tutto si muove attorno alla sua immobilità, voci, luci, suoni, persone, pensieri, tutto le vortica intorno...

martedì 15 marzo 2011

L'ultima volta

Un altro bel dono da Luisa
L'ultima volta eri bellissima.
Avevi i capelli biondi (come quando eri bambina), occhi azzurri, un sorriso timido, e i tuoi caratteristici fianchi larghi, quasi volessi dirmi "Ehi, sono fatta per essere una mamma!".

domenica 6 marzo 2011

"Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date ..."

Luisa - segue persone in fase terminale da anni ... con le loro famiglie e "annessi" vari come psico-oncologa - mi ha donato questo suo splendido testo e mi ha autorizzato a farvelo conoscere. Vale la pena leggerlo.


Andarsene d'estate quando gli alberi ti sbattono in faccia il colore della speranza.
Mentre moltiplicano al calore del sole il manto di freschezza.
Sentire il gelo avvolgere il cuore, i pensieri, i ricordi...
Vivere quando si ha il vuoto dentro...

mercoledì 21 ottobre 2009

SPERANZA

Da un frammento de Il portico del mistero della seconda virtù di Charles Peguy



La fede non mi stupisce
Non è stupefacente
Risplendo talmente nella mia creazione.
Nel sole e nella luna e nelle stelle.
In tutte le mie creature...

La carità va da sé. Per amare il prossimo c’è solo da lasciarsi andare, c’è solo da guardare una simile desolazione. Per non amare il prossimo bisognerebbe farsi violenza, torturarsi, tormentarsi, contrariarsi. Irrigidirsi. Farsi male. Snaturarsi, prendersi a rovescio, mettersi a rovescio. Riprendersi. La carità è tutta naturale, tutta zampillante, tutta semplice, tutta alla buona. E’ il primo movimento del cuore. E’ il primo movimento che è quello buono. La carità è una madre e una sorella...

Per non amare il prossimo, bambina, bisognerebbe tapparsi
gli occhi e gli orecchi.
A tante grida di desolazione...

Ma la speranza, dice Dio, ecco quello che mi stupisce.
Me stesso.
Questo è stupefacente.

Che quei poveri figli vedano come vanno le cose e che credano
che andrà meglio domattina.
Che vedano come vanno le cose oggi e che credano che andrà
meglio domattina.
Questo è stupefacente ed è proprio la più grande meraviglia
della nostra grazia.
E io stesso ne sono stupito.
E bisogna che la mia grazia sia in effetti di una forza incredibile.
E che sgorghi da una fonte e come un fiume inesauribile.
Da quella prima volta che sgorgò e da sempre che sgorga.

***