“Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton
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giovedì 29 gennaio 2015

La luce vera



Dai «Sermoni» di Giovanni di Napoli, vescovo

«Il Signore è mia luce e mia salvezza; di chi avrò paura?» (Sal 26, 1). Si dimostra grande questo servo che comprendeva come veniva illuminato

martedì 2 luglio 2013

Per scoprire la volontà di Dio su di te 2

  1. Lascia riposare il tuo cuore nella pace di Dio e vedrai apparire la sua volontà chiara e precisa su di te.

Quando un'acqua è torbida, bisogna solo lasciarla riposare sotto la calda luminosità del sole, perché le impurità si depositino nel fondo e l'acqua pura appaia in superficie.

martedì 20 marzo 2012

Rifulge la Chiesa non di luce propria ... (Sant'Ambrogio)

L'indole "lunatica" della Chiesa non si trova spesso proposta alla nostra attenzione. Eppure questa è una meditazione che aiuta davvero a progredire nella conoscenza del mistero recclesiale.

martedì 22 giugno 2010

SENSI E SPIRITO di Enzo Bianchi

Appare problematica, oggi, l'integrazione della dimensione sensoriale nell' esperienza spirituale. Ha ancora senso l'espressione «esperienza di Dio»? O bisogna rassegnarsi alla sua diluizione in una dimensione puramente intellettuale (esperienza di Dio intesa come parlare di o scrivere su Dio) o alla sua riduzione all' attività sociale caritativa e filantropica (esperienza di Dio intesa come relazione altruista)? L'incontro con Dio avviene sì nella fede e non nella visione, ma si impone a tutto l'uomo, corpo e sensi compresi. Agostino lo proclama: «Mi chiamasti e il tuo grido lacerò la mia sordità; balenasti e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza e respirai e anelo verso di te; gustai e ho fame e sete; mi toccasti e arsi dal desiderio della tua pace» (Confessioni X, 27,38).
Il testo di Agostino echeggia quella dottrina dei «sensi spirituali» che ha in Origene il suo iniziatore. Scrive l'alessandrino: «Il Cristo diventa l'oggetto di ciascun senso dell'anima. Egli chiama se stesso la vera "luce" per illuminare gli occhi dell'anima, il "Verbo" per essere udito, il "pane" di vita per essere gustato. Parimenti, egli è chiamato "olio" e "nardo" perché l'anima si diletti dell'odore del Logos, egli è divenuto "il Verbo fatto carne" palpabile e attingibile, perché l'uomo interiore possa cogliere il Verbo di vita» (Commento al Cantico TI, 167,25). Il Dio fattosi uomo ha affermato, una volta per sempre, l'eminente dignità spirituale del corpo. Il sensus fidei non è un sapere dottrinale, ma è connesso a un vissuto, a una conoscenza «pratica» di Dio ... Il Magistero di questo discernimento è la liturgia eucaristica, dove il mistero celebrato è il mistero della fede: ma la liturgia eucaristica è esperienza che coinvolge tutti i sensi del credente: ascoltare la Parola di Dio proclamata, vedere le icone, le luci, i volti dei fratelli, gustare il pane e il vino eucaristici, odorare i profumi, l'incenso, toccare l'altro con l'abbraccio di pace... Nell'incarnazione la rivelazione è entrata nell'uomo attraverso tutti i sensi; nell'economia sacramentale la celebrazione del mistero coinvolge sì tutti i sensi dell'uomo, ma esigendo anche un loro affinamento e una loro trasfigurazione: si tratta di cogliere la realtà «in Cristo». I sensi non sono aboliti, ma ordinati dalla fede, allenati dalla preghiera, innestati in Cristo, trasfigurati dallo Spirito santo: il battezzato può così manifestarsi quale nuova creatura che «"vede" realmente il Figlio di Dio; "ode" e "ascolta" la sua parola; lo "tocca" e si nutre di lui; lo "gusta"; respira la vita nello Spirito santo». Così si esprime l'esegeta Donatien Mollat mostrando l'emergere dei sensi spirituali nel quarto Vangelo. E non si pensi che si tratti di un' esperienza «mistica», inaccessibile ai più. L' «ascolto» della Parola di Dio attraverso la lettura orante delle Scritture porta il credente a «vedere» il volto del Cristo, a «toccare» la sua presenza che gli si impone, a «gustare» la consolazione dello Spirito, a piangere preso da compunzione... È la concretissima esperienza spirituale.
L'esperienza di fede è esperienza di bellezza, di un incontro tanto reale quanto indicibile, di una presenza più intima a noi del nostro stesso intimo. Ed è esperienza che investe anche il corpo e i sensi. In Oriente il santo è l'uomo con il volto luminoso, il cui corpo esala profumo, la cui somaticità è ormai evento di bellezza e di comunione. Certo, guai a confondere lo psicologico e l'emozionale con lo spirituale, ma lo spirituale traversa lo psichico e investe i sensi del corpo. E allora i «sensi spirituali» non sono solo metafore, ma connotano l'esperienza della comunione con il Signore nei vari aspetti in cui si può manifestare all' animo umano: dolcezza, forza, intimità, adesione amorosa, obbedienza, presenza intensa. È la sobria ebrietas; è l'esperienza dell'amore. Quando Agostino afferma che l'occhio vede a partire dal cuore e che solo l'amore è capace di vedere, ci suggerisce che i sensi spirituali sono i sensi permeati dall' esperienza profonda dell' amore di Dio. Amore che purifica, ordina e rende intelligente l'amare umano.

lunedì 19 ottobre 2009

NOTTE E MATTINO

Signore dei tempi e degli attimi da un Anonimo Siriaco


Quando viene la sera,
dov’è dunque la luce di questo giorno?
La sera spoglia ogni uomo,
lo distende per il sonno,
mostrandogli che tutti i suoi beni
restano quaggiù.

Gli leva le vesti,
lo mette a nudo.
Così la morte spoglia l’uomo
dei suoi beni.

Appare il mattino
e rende le vesti
a coloro che se ne rivestono:
figura della Risurrezione,
grandioso stupore.

Dì a te stesso questo:
quel che la sera ti toglie,
il mattino te lo rende
perché tu te ne copra le membra.

Svegliaci Signore,
dalla sonnolenza di questo mondo.
Allora in colui che viene
noi erediteremo la vita con i tuoi santi.

Donaci di rivestire
le vesti appropriate
per la sala del banchetto
e di prepararci
dei sontuosi mantelli di virtù.

Lode a te, mio Signore,
che hai separato la notte dal giorno,
e li fai immagini, parabole del mistero.
Noi ti confessiamo, Signore dei tempi e degli attimi.
Tutto se ne va, ma tu, tu resti te stesso
senza fine. Amen.