Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

lunedì 19 maggio 2014

Eccomi


V DOMENICA DI PASQUA
 

     Dio ha creato l'essere umano a Sua immagine e somiglianza, ma l'essere umano tende, anche se non se ne accorge, a creare Dio a propria immagine e somiglianza. Così Dio rischia di diventare una proiezione dei propri desideri, delle paure o delle proprie riflessioni.

     Troppo spesso dimentichiamo le parole del Signore: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri … quanto il cielo sovrasta la terra, tanto … i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” (Is 55, 8s).  Giobbe affermò a un certo punto: “Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto. Perciò mi ricredo e mi pento» (Gb 42,5s).

     Ecco allora che, oggi, Gesù ci dice qualcosa di sé; si svela a noi e afferma: “Chi ha visto me, ha visto il Padre … Io sono nel Padre e il Padre è in me” (Gv 14,9;11). Siamo davanti a una dichiarazione che, oramai, non ci provoca più granché, ma che, certamente, faceva venire meno il fiato e tremare le gambe ai nostri padri; Gesù, infatti, dice chiaramente la Sua identità con Dio Padre. Gesù dichiara, di essere Dio.

     Qualcuno dirà: “Chissà che novità questa?”, eppure dobbiamo lasciare che Gesù ce lo ripeta, perché non possiamo dare mai nulla per scontato.

     Oggi, come Chiesa, affermiamo nuovamente e con forza la nostra fede: “Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero” (Simbolo Niceno-Costantinopolitano”.

     Gesù afferma che guardando Lui e ascoltando le sue parole, contemplando il suo agire, noi vediamo Dio. I Padri conciliari ci dicono: “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona … Dio invisibile  nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé. Dopo aver a più riprese e in più modi, parlato per mezzo dei profeti, Dio “ alla fine, nei giorni nostri, ha parlato a noi per mezzo del Figlio”. Mandò infatti suo Figlio, … affinché dimorasse tra gli uomini e spiegasse loro i segreti di Dio” (DV  2;4). Allora, più che immaginare, più che ragionare, contempliamo Dio e  ascoltiamoLo, quanta bellezza incontreremo.

     Gesù ci ha svelato qualcosa di sé, san Pietro ci svela qualcosa di noi stessi: “Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato” (1Pt 2,9). Siamo importanti. Siamo voluti e scelti; Dio vuole avere bisogno di noi. Attraverso di noi, ognuno con il suo proprio ruolo e ministero, all'interno della Chiesa, che consentiamo a Dio di continuare la Sua opera nella storia. Certo potrebbe fare tutto da solo, senza la collaborazione fragile e tante volte ostacolante di noi cristiani, ma preferisce fare così. Vuole che gli uomini e le donne della Chiesa di ogni secolo e di ogni luogo, gli prestino le loro mani, per curare, accarezzare, accompagnare; vuole i nostri occhi, per guardare con compassione i Suoi figli; vuole i nostri orecchi, per ascoltare le pene e le fatiche di chi cammina in “questa valle di lacrime”; vuole i nostri piedi, per camminare a fianco di chi è stanco e per guidare i dispersi; vuole la nostra lingua, per dire parole di benedizione, per richiamare e correggere e per proclamare le Sue opere ammirevoli. Lo sa benissimo, che a volte la nostra lingua è come una spada, le nostre mani, strumenti di morte; che i nostri piedi portano fuori strada e i nostri occhi si accontentano di guardare gli altri in superficie, eppure, chiede aiuto a noi. Un giorno gli chiederemo, perché ha voluto perdere così tanto tempo, invece di fare tutto a meraviglia, da solo, ma intanto gli offriamo la nostra debolezza, affinché con la Sua Grazia, la trasformi in strumento di bene per tutti.

Nessun commento:

Posta un commento