Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.
Gilbert K. Chesterton

sabato 31 maggio 2014

Perché state a guardare il cielo?

ASCENSIONE DEL SIGNORE

Perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui lo avete visto andare in cielo” (At 1,11). Ringraziamo questi due angeli per le loro parole, perché per noi è importante sapere che l'Ascensione non è una scena di addio.
Gesù non ha abbandonato i suoi, come non ha abbandonato noi; ha solamente cambiato il modo di essere presente, prima di portare a compimento il progetto del Padre alla fine dei tempi. Del resto le Sue parole non lasciano dubbi: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Infatti a noi non basta che il Signore stia nel passato, tra l'altro troppo lontano, perché vogliamo stare con Lui, oggi; dalla Sua voce, vogliamo ascoltare la parola del Vangelo, perché “se tu non mi parli, sono come chi scende nella fossa” (Salmo 28,1); i nostri occhi vogliono vederLo e le nostre mani toccarLo.
Ti ringraziamo Signore, perché hai voluto continuare a essere presente nella storia, con il Tuo corpo che è la Chiesa, infatti Tu sei, “il capo del corpo, della Chiesa” (Col 1,18). Come “le schiere degli angeli … vedendo la natura mortale ascendere unita a te, incessantemente ti celebravano, piene di stupore. Restarono attoniti i cori degli angeli, … vedendoti salire con un corpo” (Anthologhion, Vespro dell'Ascensione, 449), così noi restiamo stupiti del fatto di questa presenza oggi, attraverso la fragilità della nostra umanità. Potevi scegliere mille modi migliori, ma hai voluto agire ed esserci attraverso la Chiesa.
Oggi Signore, ti riconosciamo nell'Eucaristia, perché Tu hai detto: “la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6,55s); sappiamo anche che, dove due o tre sono riuniti nel tuo nome, Tu sei in mezzo a loro e che, chiunque compie un atto di carità a uno dei tuoi, lo fa a te. Donaci allora occhi, capaci di riconoscerti.
Dall'Ascensione del Signore, inizia poi il tempo della responsabilità e della missione; Gesù ci ha affidato il compito di fare discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che ci ha comandato. Scrive papa Francesco: “Il bene tende sempre a comunicarsi. Ogni esperienza autentica di verità e di bellezza cerca per se stessa la sua espansione, e ogni persona che viva una profonda liberazione acquisisce maggiore sensibilità davanti alle necessità degli altri. Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa” (EG II,9); per noi vivere e annunciare il Vangelo, non è un peso in più, nella vita già faticosa, ma un'esigenza. E' vero che siamo piccoli e peccatori, ma dal cuore ci sgorgano le parole di Paolo: “Infatti annunciare il Vangelo ... è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!” (1Cor 9,16).
San Francesco ha qualcosa da dirci: “non facciano liti o dispute, ma siano soggetti a ogni creatura umana per amore di Dio a e confessino di essere cristiani. L'altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani” (RnB XVI). Egli sta parlando ai frati che vogliono andare in missione tra i musulmani, ma penso che il suo insegnamento possa estendersi a tutti. Potremmo sintetizzare il suo messaggio in una frase tratta da un sermone di sant'Antonio: “Tacciano le parole, parlino le opere”.
Manda il tuo Spirito in noi o Padre, affinché tutta la nostra esistenza diventi un annuncio chiaro e bello di Te.








Nessun commento:

Posta un commento